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di Federico Capurso

La Stampa, 19 ottobre 2025

Il ministro dell’Istruzione: “Le opposizioni strumentalizzano il tema dei femminicidi”. Da giorni, ormai, rimbalzano le polemiche intorno al Ddl Valditara sul consenso informato. Le opposizioni accusano il governo di voler vietare l’educazione sessuale a scuola. “Strumentalizzazioni infondate”, risponde il ministro dell’Istruzione e del merito Giuseppe Valditara. “Il centrosinistra fa finta di non comprendere un testo chiarissimo: “Fermo restando quanto previsto dalle Indicazioni nazionali”.

Sta dicendo che si potranno tenere corsi su queste materie?

“Nelle nuove Indicazioni nazionali - quelli che un tempo si chiamavano “programmi scolastici” - l’educazione sessuale, in senso biologico, è ampiamente prevista. Si affronta l’argomento con apposite lezioni innanzitutto all’interno dei corsi di scienze alle elementari e alle medie. E resta la possibilità, per gli istituti, di organizzare corsi pomeridiani che abbiano come oggetto quei temi previsti all’interno del programma scolastico”.

Cosa intende per “educazione sessuale in senso biologico”?

“Lo studio delle differenze sessuali fra maschio e femmina, per esempio, della riproduzione, del concepimento, della procreazione, della pubertà. Si fa anche riferimento alla necessità di conoscere i rischi derivanti dalle malattie sessualmente trasmissibili”.

Perché avete previsto l’obbligo del consenso informato?

“Per evitare che i bambini affrontino tematiche complesse e potenzialmente disorientanti come quelle legate alla identità di genere: non è facilmente comprensibile da un bimbo la teoria secondo cui accanto ad un genere maschile e femminile ci sarebbero altre identità di genere che non sono né maschili né femminili”.

Le opposizioni però insistono nel sostenere che avete abolito l’educazione sessuale…

“La norma è chiarissima, ma visto che c’è chi fa finta di non capire e inquina il dibattito con falsità può essere opportuno specificare l’obiettivo della legge: cioè che prima della adolescenza venga vietata la realizzazione di attività didattiche e progettuali afferenti a teorie e concetti relativi all’identità e alla fluidità di genere. Non è un “tornare indietro”, è semplicemente la necessità di evitare le strumentalizzazioni”.

Il disegno di legge prevede che i corsi eventualmente offerti dalle scuole al di fuori del programma scolastico vengano svolti da soggetti con una riconosciuta professionalità scientifica: cosa significa?

“A tutela dei ragazzi è importante che i corsi siano svolti da psicologi, medici, docenti universitari”.

Quindi a chi chiuderete le porte?

“Alle associazioni improvvisate che hanno solo l’obiettivo di andare nelle scuole a indottrinare, magari pure a pagamento. L’indottrinamento non sarà consentito. Scopo della educazione scolastica è infatti quello di far maturare la consapevolezza, favorire la discussione e l’approfondimento delle tematiche affrontate, non quello di imporre teorie sulla identità di genere”.

Gino Cecchettin, il padre di Giulia, in un’intervista a questo giornale ha definito il provvedimento “un passo indietro grave e culturalmente pericoloso”.

“Gli ho parlato e gli ho spiegato che non c’è alcun passo indietro. C’è stata, piuttosto, una rappresentazione disonesta di questo provvedimento da parte della sinistra, che mi ha lasciato amareggiato”.

Perché “disonesta”?

“Perché non è vero che non si affrontano certi argomenti nelle scuole e, soprattutto, perché strumentalizza un tema così delicato e così drammatico come quello dei femminicidi per fare della propaganda politica. Mentre noi abbiamo introdotto l’educazione alle relazioni e all’empatia, loro non hanno fatto niente di tutto questo quando erano al governo. Noi abbiamo fatto dunque un passo avanti importante”.

Quindi lei non pensa che questi insegnamenti siano responsabilità esclusiva della famiglia…

“Nelle nuove Linee guida sulla educazione civica, noi prevediamo espressamente che nelle scuole si insegni l’educazione al rispetto e al contrasto della violenza di genere. Per me è fondamentale che al ruolo educativo della famiglia, che per Costituzione è originario, si aggiunga quello della scuola”.

L’opposizione sostiene che i corsi di educazione sessuale servirebbero a contrastare il fenomeno dei femminicidi.

“Come dimostra l’esperienza dei Paesi nordici, non è con l’educazione sessuale che si combattono femminicidi e violenze sessuali, che là raggiungono tassi fra i più elevati nel mondo occidentale. È semmai l’educazione al rispetto che favorisce un cambiamento di mentalità”.

Chi terrà queste lezioni di educazione al rispetto, alle relazioni e all’empatia?

“I docenti, non solo nelle ore di educazione civica ma anche nelle ore disciplinari”.

Sono preparati per farlo?

“Abbiamo incaricato Indire di avviare una specifica formazione degli insegnanti. Aggiungo che i corsi sono già iniziati da settembre 2024. E con ottimi risultati”.

Quali?

“A giugno abbiamo mandato un questionario a tutte le scuole, statali e paritarie: nove scuole su dieci avevano avviato percorsi di educazione al rispetto verso la donna e di educazione alle relazioni. E secondo i docenti, nel 70% dei casi si è registrato un cambiamento positivo nel comportamento dei ragazzi, con relazioni più corrette e più sane. Ma c’è anche un altro tema su cui una seria educazione è fondamentale”.

 Quale?

“La pornografia online. È un argomento di drammatica attualità. Numerosi studi scientifici hanno dimostrato come favorisca lo svilupparsi della violenza contro la donna, dà una immagine distorta della sessualità e del rapporto fra i sessi. Educare a rapporti maturi, consapevoli e rispettosi tra i giovani è la migliore arma contro ogni forma di prevaricazione e di violenza”.