sito

storico

Archivio storico

                   5permille

   

di Ferruccio Pinotti


Corriere della Sera, 21 maggio 2021

 

Antonella D'Agostino lancia una richiesta di clemenza per il "re della Comasina", cui la Cassazione ha negato la scarcerazione per il furto di un paio di mutande alla cassa di un supermercato nel 2014.

Un accorato appello, una richiesta di clemenza per un uomo che ha pagato il suo debito con la società. A lanciarlo, proprio all'indomani della decisione della Cassazione di confermare la carcerazione, è l'ex moglie di Renato Vallanzasca, Antonella D'Agostino, 71 anni, coetanea del bel René e sposata con lui dal 2008 al 2018, ma legata a a lui sin da bambini, in quanto frequentavano le elementari insieme. "Sono distrutta, ma voglio riportarlo a casa", ha dichiarato al magazine Mow la D'Agostino ex moglie del leader della banda della Comasina.

La signora è rimasta fedele all'affetto per il gangster milanese: "Io non lo abbandonerò mai, non ho buttato via 20 anni della mia vita per farlo marcire in carcere, dimostrerò al tribunale di Milano che dal maggio 2005 al febbraio 2012, cioè quando eravamo insieme, non è mai successo niente, Renato non ha mai commesso un reato o non gli è stata contestata una infrazione. Non sarà un caso, no?".

Il furto del 2014 - Antonella D'Agostino si riferisce a un furto alla cassa di un supermercato di cui Vallanzasca si è reso responsabile del 2014, durante il regime di semilibertà concessogli dal carcere di Bollate. In merito ha spiegato a Mow: "Se fossi stata con lui non sarebbe accaduto perché è stata una svista, non una rapina. Renato ha una certa età, non voleva rubare quelle cose. Semplicemente non le aveva messe nel cestello e poi se le era dimenticate addosso. Anche perché - conclude l'ex coniuge del bandito - quelle mutande non poteva neanche mettersele a causa di un intervento alla gamba che non gli avrebbe permesso di utilizzarle". La tesi non ha convinto i giudici e il 19 maggio 2021 la Cassazione ha respinto il ricorso della difesa confermando il verdetto emesso dal Tribunale di sorveglianza di Milano il 23 giugno 2020.

Vallanzasca, tornato in cella nel 2014 dopo l'arresto per rapina all'Esselunga di viale Umbria, aveva chiesto la libertà condizionale o in subordine la semilibertà. Ma la Cassazione ha detto no. Motivo: non si è mai davvero pentito. Peraltro Vallanzasca, cui sono stati comminati 4 ergastoli e 296 anni di carcere, "non ha mai chiesto perdono", né ha risarcito i familiari delle vittime. Quindi non ha potuto usufruire di sconti e benefici.

L'ultimo della vecchia mala milanese - Vallanzasca, anche se non particolarmente anziano, è uno degli ultimi esponenti della vecchia mala milanese rimasti in vita. La "vecchia guardia" se n'è andata. L'ultimo a passare la mano è stato Sante Notarnicola, uno dei duri della banda Cavallero, morto il 22 marzo 2021. Si era preso l'ergastolo ma nel 1978 il suo era stato il primo nome della lista di tredici detenuti da liberare indicati dalle Br in cambio del rilascio di Aldo Moro. Nel 2013 se n'è andato Luciano Lutring, il "solista del mitra" (teneva l'arma in una custodia da violino) che non ha mai ammazzato nessuno e che, uscito di galera, si era dato alla pittura. Un fedelissimo di Vallanzasca, Rossano Cochis, detto Nanu, è morto il 9 luglio 2020, dopo anni in carcere, per un tuffo dal gommone nel mare del Gargano.