di Paolo Foschini
Corriere della Sera, 21 ottobre 2025
Vanessa Pallucchi, quattro anni come portavoce del Forum nazionale del Terzo settore. Attraversando i due governi Draghi e Meloni, lo scoppio di due (nuove) guerre, lo sconquasso della geopolitica mondiale, l’aumento costante di emergenze divenute ordinarie, dalla povertà ai disastri ambientali: e ora che il suo mandato è finito l’assemblea del non profit italiano eleggerà oggi pomeriggio a Roma chi avrà il compito di continuare il suo lavoro.
Riassunto del 2021-2025?
“Partiamo dal lato buio. Il mondo è diventato più rabbioso, l’odio è stato sdoganato fin nel linguaggio, nella violenza tra persone e tra Stati. Addirittura con una assuefazione all’ingiustizia, da parte di molti. E tutto questo dopo che il post-pandemia era parso un momento di rinascita, pensiamo al Pnnr”.
Una luce invece?
“Proprio la capacità di reazione al Covid ha rappresentato per il Terzo settore nel suo insieme un fattore di autoconsapevolezza: che significa non solo fare le cose e inventare soluzioni nel momento in cui servono ma prendere coscienza del proprio ruolo, necessario e non meramente supplettivo, per l’interesse generale e il bene comune del Paese. Oggi è da questo che dobbiamo partire”.
La principale difficoltà?
“Essere più forti della paura. Alla guerra in Ucraina abbiamo risposto con l’accoglienza. Poi Gaza e, in ambito diverso, tragedie come quella di Cutro hanno mostrato il volto più disumano dell’umanità. E dal rilancio del welfare di cui si parlava all’inizio del Pnrr il tema della politica è diventato oggi come trovare i soldi per finanziare il riarmo. In cima all’agenda c’è la parola difendersi. Finché invece è successo che i giovani sono tornati a riempire le piazze per dire no. Ma scavalcando la politica: e su questo la politica dovrebbe interrogarsi”.
Priorità da affrontare?
“In primo luogo la necessità di tornare a investire sul welfare. E la capacità di leggere cosa sta veramente accadendo, i bisogni veri delle persone. Non a caso il titolo che abbiamo scelto come Forum del Terzo settore per l’assemblea elettiva dei nostri nuovi organi tiene insieme i due aspetti di cui ho parlato poco fa: Pace come condizione, giustizia sociale come impegno”.
E le priorità del Terzo settore quali sono?
“Abbiamo una riforma che compie nove anni: dobbiamo continuare a darle concretezza. È vero che su altri fronti, specie su fisco e amministrazione condivisa, una parte rilevante deve farla la politica: ci sono stati passi avanti come la Confort letter arrivata dall’Europa, su altri aspetti come Iva e Irap restiamo ancora in attesa di una risposta definitiva e poiché il Terzo settore è stato riconosciuto come soggetto che contribuisce all’interesse generale la richiesta di avere una tassazione agevolata non è chiedere un favore bensì un atto di giustizia. Ma ci sono anche punti che invece dipendono da noi: il Forum deve accogliere il maggior numero di realtà, senza correre il rischio che quelle più piccole si sentano escluse magari per la difficoltà di mettere in pratica alcuni aspetti anche tecnici della riforma”.
Il Forum in concreto cosa può fare?
“Contribuire al passo fondamentale che serve oggi per la seconda parte del percorso: un lavoro culturale per promuovere la partecipazione. Con entrambi i governi incontrati durante il mio mandato c’è sempre stato un buon dialogo. Ma il nostro obiettivo deve restare quello di sederci al tavolo uniti. Sia a livello nazionale, sia con le amministrazioni locali. È così che il Terzo settore sarà non una realtà residuale a cui appoggiarsi per fornire servizi ma un soggetto che mette la testa assieme a quella della pubblica amministrazione per individuare bisogni e costruire risposte”.
Oggi il Forum elegge i suoi nuovi organi: un messaggio da lasciare?
“Il Terzo settore è un mondo di diversità, che sono la sua ricchezza. Siamo sempre stati in grado di autodeterminarci in maniera autonoma: un dibattito vivace, poi una lista unitaria. Il messaggio è questo: continuare a partecipare. La partecipazione è il seme più prezioso che oggi più che mai dobbiamo continuare a coltivare”.











