di Stefano Bensa
Corriere del Veneto, 7 giugno 2022
Da uno a dieci giorni in cella di sicurezza su disposizione del giudice di pace, al quale sarebbero assegnate anche competenze penali. E liberazione su pagamento di una cauzione, un po’ come accade negli Stati Uniti. La soluzione per tentare di arginare il fenomeno delle baby gang ma anche, ad esempio, dell’ubriachezza molesta e dei vandalismi - potrebbe essere una legge che punirebbe i minori fin dai 12 anni di età. Attribuendo pure maggior potere alle polizie locali e, di riflesso, ai Comuni.
“Per impartire una vera lezione” esclama il sindaco di Venezia, Luigi Brugnaro. La bozza c’è già, risale al 2017 ed il primo firmatario fu Andrea Causin, allora deputato di Area Popolare ed oggi senatore militante in Coraggio Italia, movimento presieduto proprio da Brugnaro. Quest’ultimo promette: “Ripresenteremo quel disegno di legge. Se qualcuno commette un atto violento va ammanettato e portato in cella. A Venezia ne abbiamo allestite già sette. Al secondo piano, il giudice di pace con poteri penali decreterebbe da uno a dieci giorni di reclusione con uscita su cauzione, senza passare per la giustizia ordinaria già oberata di lavoro”. Una “tolleranza zero”, insomma, “per raddrizzare davvero la schiena, ovviamente nel pieno rispetto dei diritti”.
Brugnaro è convinto che sia questa la strada giusta: “Abbiamo già stroncato una baby gang, arrestandone il capo e causandone la dissoluzione. Nella banda c’era anche il figlio di un bancario, non solo ragazzi provenienti da situazioni disagiate. Non m’interessa l’estrazione sociale di chi delinque o commette vandalismi, può essere anche il partecipante ad una festa di laurea che si ubriaca: lo prendo e lo sbatto in cella”. Certo, in tutto questo servirebbero provvedimenti ad alto livello, come un piano carceri adeguato e il potenziamento degli organici delle forze dell’ordine (“continuo a chiedere uomini, ma spesso e volentieri siamo costretti a guardarci in faccia sconsolati”, puntualizza il sindaco e leader di Coraggio Italia). Per il resto, lo stesso Andrea Causin ritiene necessario riprendere la battaglia parlamentare: “C’è un vuoto di potere - sostiene il senatore veneziano - ed i sindaci hanno le mani legate. Bisogna dare l’esempio, altrimenti le baby gang diverranno una vera e propria scuola del crimine”.
Di “punizioni esemplari”, relativamente alla maxi rissa sul Garda e alle molestie subite da un gruppo di ragazze in treno, parla anche il presidente della Regione Luca Zaia. “È stata una devastazione, sono stati atti delinquenziali che devono essere puniti senza se e senza ma”, sbotta Zaia. Secondo cui “non ci possono essere giustificazioni, è necessario abbassare la soglia di età per la punibilità evitando che l’italia diventi il Bengodi dell’impunibilità”.
Le parole di Zaia seguono quelle del segretario della Lega Matteo Salvini. Che rilancia un altro provvedimento, stavolta a firma leghista e anch’esso in fase di stallo. “Da Nord a Sud - afferma Salvini l’escalation di violenza causata dalle baby gang non si arresta, eppure da tre anni una legge risolutiva della Lega è ferma in Parlamento. Chiediamo di abbassare l’età di imputabilità e di prevedere l’aggravante dell’associazione per i reati commessi da minorenni. È urgente che la politica affronti questa emergenza”. Un concetto ribadito dal capogruppo del Carroccio alla Camera, Riccardo Molinari. Che va in pressing: “Si calendarizzi immediatamente la nostra proposta. Ogni giorno - dichiara Molinari - assistiamo a fenomeni di violenza e non possiamo accettare che tutto sia ancora fermo in commissione. Occorre quanto prima intervenire abbassando l’età imputabile da 14 a 12 anni ed eliminare le premialità previste per le condanne ai minori nei casi in cui scatti l’aggravante dell’associazione. Le istituzioni hanno il dovere di affrontare il problema, non rimandarlo”.










