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interno.gov.it, 10 aprile 2024

Formazione e inserimento lavorativo dei detenuti all’interno e all’esterno dei luoghi di detenzione. Questo il tema della tavola rotonda “Carcere e lavoro: Diritto, Rieducazione, Opportunità”, organizzata nei giorni scorsi con il patrocinio della prefettura di Varese dal distretto Rotary 2042 e dal distretto Lions 108 Ib1 presso la “Casa Don Guanella” di Ispra. Temi collegati a quelli affrontati il 29 maggio scorso nel convegno promosso dalla prefettura e dalla camera di Commercio, Industria, Agricoltura e Artigianato di Varese, ha ricordato il prefetto del capoluogo, Salvatore Pasquariello, aprendo i lavori, introdotti dal governatore Lions Francesca Fiorella, responsabile distrettuale Lions dei rapporti con le istituzioni nonché del progetto “Carcere e lavoro: Diritto, Rieducazione, Opportunità”, e dai saluti dei governatori distrettuali dei due sodalizi Lions e Rotary, Alberto Frigerio e Giuseppe Del Bene.

Già in quell’occasione, ha rilevato il prefetto, è emersa la necessità di focalizzare l’attenzione su un patrimonio umano - la popolazione carceraria - che spesso sconta pregiudizi e diffidenza, puntando a valorizzarlo attraverso il lavoro, sia perché restituisce dignità alla persona, sia perché, in una sorta di patto con la società civile, rappresenta un vantaggio per entrambe le parti.

Proprio in quest’ottica, alcuni imprenditori che aderiscono ai distretti locali Rotary e Lions hanno preso parte a questa sfida - ha ricordato ribadendo il suo sostegno il prefetto Pasquariello - così come alcuni enti sia pubblici che privati, presenti al convegno di maggio scorso, hanno poi avviato collaborazioni con le case circondariali di Varese e di Busto Arsizio, dando così concreta attuazione a quanto prevede la legge n.193/2000 anche nota come “legge Smuraglia”, che ha introdotto benefici per le imprese che assumono detenuti o ex detenuti. Il sistema delineato dalla legge va reso ancora più efficace, ha osservato il prefetto ricordando i dati forniti nel 2022 dal Consiglio nazionale Economia e Lavoro (Cnel) - secondo i quali l’occupazione lavorativa dei detenuti “abbatte” la recidiva dal 70% al 2% - e sottolineando come il lavoro favorisca la funzione rieducativa della pena, sancita dall’articolo 27 della Costituzione.

Per questo è importante favorire rapporti sempre più proficui tra gli istituti penitenziari, le istituzioni - pubbliche e private - e le realtà imprenditoriali, agevolando l’incontro tra domanda e offerta lavorativa, tenuto anche conto del sovraffollamento carcerario, della carenza di organici della Polizia penitenziaria e del calo demografico in atto, con la conseguente riduzione del numero di lavoratori in molti settori produttivi. In questo solco si è sviluppata la tavola rotonda, moderata dal direttore di “Rete 55” Matteo Inzaghi, con l’intervento, tra gli altri, dell’avvocato penalista Riccardo Stucchi, sul quadro normativo della “legge Smuraglia”, e del commercialista Marco Broggini sui vantaggi che comporta per gli imprenditori.

Tra gli altri temi affrontati: l’iter amministrativo da seguire per accedere allo sgravio del 95% dei contributi e del credito d’imposta fino a 520 euro mensili per ogni soggetto in esecuzione penale assunto con regolare contratto di lavoro, a cura del rappresentante dell’ordine dei Consulenti del lavoro Raffaele Grillo; in che consiste oggi la restrizione della libertà personale, con le diverse tipologie di misure alternative, e la differenza tra lavoro all’interno e all’esterno del carcere, approfonditi dal difensore civico e garante dei detenuti regionali Gianalberico De Vecchi.

Sono seguiti gli interventi di don Domenico Scibetta, responsabile di “Casa Don Guanella”, che accoglie ragazzi che hanno vissuto l’esperienza del carcere, e del cappellano della casa circondariale di Busto Arsizio don David Maria Riboldi, che ha illustrato le attività che si svolgono dentro e fuori il carcere. Intervenuti, con la loro testimonianza, anche un imprenditore florovivaista e un ex detenuto suo dipendente, e, a conclusione dell’evento, le direttrici delle stesse case circondariali di Varese e Busto Arsizio, Carla Santandrea e Maria Pitaniello, che si sono soffermate tra l’altro sui percorsi di formazione per i detenuti, sottolineando la necessità di creare una rete tra amministrazioni pubbliche, terzo settore, enti di formazione, datori di lavoro e sindacati, per dare impulso al loro reinserimento socio-lavorativo.