di Adriana Morlacchi
La Provincia di Varese, 7 gennaio 2015
Lo scandalo del carcere è tra i primi dieci della classifica di Libera. Il vicepresidente Ginelli: "Si riparta dall'onestà di chi amministra". Varese è entrata a pieno titolo nella "hit parade" della corruzione. Si è posizionata al nono posto tra i dieci scandali più eclatanti del 2014, secondo una classifica compilata dall'associazione Libero e dal Gruppo Abele.
Tutta colpa del carcere di Varese, definito "a luci rosse", perché, secondo l'accusa, "i membri della polizia penitenziaria hanno fatto evadere uno sfruttatore di prostitute in cambio di rapporti". Un carcere dove "la corruzione non è a base di denaro, ma di sesso", usando gli stessi termini con cui ne parla ItaliaOggi. Essere nella hit - nella stessa lista dove compaiono la "cupola romana", con la cooperativa di Salvatore Buzzi e Massimo Carminati, nonché le spese pazze dell'ex governatore del Piemonte Roberto Cota - rappresenta una vera e propria onta che non sarà facile cancellare. Come recuperare?
"Operare secondo canoni etici"
"In provincia di Varese abbiamo sempre avuto la mentalità che il successo derivasse da lavoro sano e incessante".
"Sicuramente stiamo diventando come il resto dell'Italia - afferma Giorgio Ginelli, vicepresidente della Provincia - Fondamentale per cambiare rotta deve essere l'onestà degli amministratori pubblici e dei dipendenti. Bisogna adoperarsi secondo i cardini etici per cui la Provincia di Varese ha sempre brillato".
Gli strumenti ci sono già, anche se farli rispettare non è semplice e andrebbero forse in parte semplificati. "La normativa per appalti e gare è strettissima, non bisogna fare altro che farla applicare, producendo tonnellate di carta per onorare tutti gli impedimenti richiesti. Il problema è la disonestà imperante" continua Ginelli, che suggerisce anche di "dare pubblicità assoluta della situazione reddituale a tutti i livelli".
"Un risveglio delle coscienze"
"Tenere le porte degli uffici sempre aperte, in modo che tutti possano sentire le conversazioni degli altri. In un open-space, il dirigente quando parla con un fornitore ha davanti gli impiegati, cosa che funziona da controllo incrociato".
Il caso del carcere dei Miogni, però, secondo Ginelli non rappresenta la città: "Quella è una situazione miserabile, mentre ci sono esempi molto positivi nel nostro territorio. Guardiamo anche il bicchiere mezzo pieno". La presenza di Varese nella hit può servire a risvegliare le coscienze. Soprattutto quelle che pensano che la corruzione non ci riguardi, che sia roba d'altri.
"Che Varese figuri in quella lista sorprende perché stiamo parlando di una città di provincia, caratterizzata da un tessuto produttivo di alto livello - commenta Antonella Buonopane, portavoce varesina di Libera, associazione contro la corruzione - Caratteristiche che, in altre realtà, hanno dimostrato di non essere di per sé un anticorpo alla corruzione. Il dato significativo è che fino a qualche anno fa si riteneva che il Nord Italia fosse immune alla corruzione.
Cosa che non è assolutamente vera. Non è la graduatoria che preoccupa, ma la pervasività della corruzione nelle istituzioni e nella politica, con interrelazioni con il mondo dell'impresa". Libera ha un'idea per combattere il fenomeno: "Ci siamo attivati da un anno per allargare la legge 109 sulla confisca dei beni non solo ai mafiosi, ma anche ai corrotti". "Ovvero: quando nacque la legge era stata concepita anche per i corrotti. Ma quando fu votata, non si estese la confisca alla corruzione. Quella è una lacuna che va colmata".











