di Gianni Beraldo
varese7press.it, 30 maggio 2019
L'anno prossimo compirà dieci anni, il concorso artistico e letterario riservato a detenuti "ospiti" negli istituti penitenziari della Lombardia. Un concorso nato proprio a Varese, coinvolgendo dapprima i detenuti del "Miogni" poi, sull'onda del successo ottenuto, coinvolgendo a tutte gli altri istituti penitenziari della Regione.
Una bella e lodevole iniziativa a carattere sociale dalla grande rilevanza anche sotto il profilo umano. Progetto rieducativo nato con il contributo di varie realtà, dalla Fondazione La Sorgente ad Auser, dall'Enaip alla Cooperativa lotta contro l'emarginazione, dall'Associazione assistenti carcerari San Vittore Martire di Varese all'associazione L'Oblò, alle Acli, alla Consulta Interassociativa femminile di Milano.
Questa sera il salone Estense di Varese ha ospitato le opere finaliste consegnando i vari premi a referenti delle varie associazioni a nome dei detenuti finalisti, almeno per quelli detenuti in carcere fuori dal circondario varesino. Presenti invece alcuni detenuti del carcere Miogni (ovviamente accompagnati da agenti polizia penitenziaria), emozionati per tanto clamore mediatico. Per l'amministrazione comunale vi erano l'assessore Roberto Molinari e il sindaco davide Galimberti.
Molto belle le opere partecipanti, con dipinti e spunti letterari di notevole interesse tutte che inevitabilmente richiamano a quella libertà ma anche a sensi di colpa troppo spesso repressi e soffocate all'interno delle mura carcerarie, ma con la speranza di rifarsi una vita. Arte e letteratura in tal senso aiuta a liberarsi dalla malinconia infondendo speranza e coraggio. Insomma un'altra chance che a tutti loro deve essere concessa perché giusto sia così.
Tutto questo emerge forte e prepotentemente dai loro elaborati, con riflessioni ad alta voce che urlano al mondo che loro sono vivi e non bisogna dimenticarli. Cerimonia di premiazione intervallata da alcuni brani musicali magnificamente interpretati dalla cantante Gaia Galimberti e dall'ottimo chitarrista Fabrizio Buzzi dei Licei Manzoni. Chi certamente di loro non si dimentica la direttrice del carcere varesino, la dottoressa Carla Santandrea insediatasi lo scorso mese di febbraio sostituendo Giancarlo Mongelli, ora direttore al carcere di Bollate oggi presente a ritirare un premio per un "suo" detenuto.
La nuova direttrice del Miogni nonostante la ancora giovane età ha ben 25 anni di esperienza alle spalle, avendo diretto tra gli altri l'Istituto penitenziario di Como e quello "tosto" San Vittore di Milano in veste di vice direttrice "Esistono uomini liberi e uomini privati della libertà ma quello che conta é la parola uomo-dice la direttrice varesina- Ogni loro lavoro esprime uno stato d'animo particolare. Sono tutte persone che comunque possiedono delle doti particolari che noi aiutiamo a fare emergere. Ovviamente dipende dal tipo di soggetto che si trova in carcere". Un mestiere difficile e complicato quello della direttrice di un istituto di pena, insieme a quello di tutto lo staff "qui a Varese ho trovato del personale molto preparato e competente, una vera e piacevole sorpresa, sulla struttura invece vi é da lavorare". La direttrice Santandrea evidenzia come sarebbe opportuno evidenziare attraverso i media la figura altamente professionale della polizia giudiziaria, dei loro sacrifici così come pure delle loro notevoli capacità e professionalità, utile nel sapersi confrontare al meglio con la popolazione carceraria, un microcosmo composto da soggetti diversi provenienti spesso anche da Paesi diversi con tutte le loro mille complessità no facili da gestire, anzi molto difficile diremmo.
Insomma, oggi la giusta vetrina é stata giustamente per quei detenuti che vogliono rivalersi di una condotta immorale che li ha portati in carcere, cercando un' altra via di fuga: quella dell'arte e della cultura più in generale. Ma non dimentichiamoci di chi si adopera quotidianamente perché tutto questo si possa realizzare senza problemi.










