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varesenews.it, 13 giugno 2026

A Villa Recalcati il convegno “Uno sguardo oltre le sbarre” promosso dalla Camera Penale: dal protocollo del Prefetto alle testimonianze dirette. Si è tenuto ieri a Villa Recalcati il convegno “Uno sguardo oltre le sbarre - L’espiazione della pena tra dignità umana e reinserimento”, organizzato dalla Camera Penale di Varese con il patrocinio della Provincia. Istituzioni, magistratura, amministrazione penitenziaria, imprenditori ed ex detenuti si sono confrontati sul tema del reinserimento sociale e lavorativo, con al centro la funzione rieducativa della pena sancita dall’articolo 27 della Costituzione.

Ad aprire i lavori è stata Elisabetta Bertani, presidente della Camera Penale di Varese: “Il carcere è il luogo in cui viene espiata la pena, ma la Costituzione ci ricorda ogni giorno che il fine della pena è quello rieducativo” ha ricordato Bertani, sottolineando anche come la risocializzazione non sia un’utopia, e annunciando che nel corso del pomeriggio avrebbero preso la parola imprenditori che hanno scelto di dare lavoro a chi è uscito dal carcere e lavoratori che hanno cambiato la propria vita attraverso questa opportunità.

Massimo Parisi, vice capo del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria, ha confermato che il tema è al centro dell’agenda istituzionale: “Negli ultimi anni sono aumentate significativamente le attività lavorative alle dipendenze di terzi, con call center, officine e lavorazioni di vario tipo - ha spiegato - Il lavoro è una delle componenti fondamentali per i percorsi di inclusione sociale”.

Il presidente della Provincia Marco Magrini nei saluti introduttivi, ha ricordato il ruolo che i centri per l’impiego possono svolgere in questo ambito, impegnandosi a un maggiore coinvolgimento dell’ente. “I dati ci insegnano che chi viene reinserito nel lavoro riesce, in percentuale significativa, a non delinquere più”, ha detto, citando come esempio virtuoso l’esperienza del locale “Da Mario” a Fagnano Olona. “Sono iniziative molto interessanti che danno risultati immediati”, ha aggiunto, auspicando che la rete territoriale si allarghi anche attraverso attività formative mirate alla domanda del mercato del lavoro. “La Provincia è sempre aperta per iniziative di questo genere”, ha concluso.

Il sindaco di Varese Davide Galimberti ha ricordato che il Comune impiega direttamente alcune persone uscite dal carcere: “Devo dire con risultati importanti, tutti sono molto contenti dell’operato”. Ha sottolineato l’importanza della divulgazione: “Parlarne e diffondere le possibilità può stimolare una serie di iniziative analoghe”, e ha infine attribuito buona parte del merito al Prefetto Pasquariello: “Ha iniziato tre anni fa a parlarne sia con gli enti che con le associazioni di categoria, e i primi risultati sono evidenti”.

Il sostituto procuratore Tommaso Ercolani ha portato i saluti della Procura della Repubblica, sottolineando che senza un impegno sulle condizioni di detenzione e sulle prospettive di reinserimento “tutto ciò che viene fatto in precedenza viene vanificato”. Carlo Battipede, presidente del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Varese, ha segnalato che proprio nella giornata di oggi il CNF ha discusso del fascicolo digitale per i detenuti e di una piattaforma di matching lavorativo.

Il fulcro istituzionale del convegno è stato il Protocollo d’Intesa per il reinserimento sociale e lavorativo delle persone detenute, sottoscritto il 19 luglio 2024 su iniziativa del Prefetto Salvatore Pasquariello. Illustrandone la genesi, il Prefetto ha ricordato il convegno “Carcere e Lavoro” del maggio 2023 e la tavola rotonda del marzo 2024, che hanno preparato il terreno alla firma. “Quando le istituzioni lavorano insieme si generano iniziative anche più importanti di quelle che possono promuovere gli enti pubblici da soli”, ha detto, ringraziando la Camera Penale per aver promosso un evento nato direttamente dalla società civile.

Pasquariello ha citato i dati del Cnel secondo cui il lavoro abbatte il tasso di recidiva dal 70 al 2%, e ha richiamato le parole del magistrato di sorveglianza intervenuto in uno degli incontri di monitoraggio: “L’appello a investire sui detenuti non vuole risuonare come un invito al buonismo, ma come l’invito ragionato a offrire una seconda chance a chi ha sbagliato e a chi dimostra una volontà di cambiamento”. E ancora: “Il tempo dell’espiazione della pena non deve essere il tempo dell’ozio, della disumanità, della vendetta pubblica, ma un tempo degno di uno stato di diritto, un tempo di speranza, utile per i condannati e per la collettività”.

Ha quindi illustrato i risultati già raggiunti: dalla linea di confezione abbigliamento avviata nel carcere di Busto Arsizio da Grassi S.p.A. - con un corso di formazione da 140 ore e alcune successive assunzioni - alle collaborazioni con il Comune di Varese, fino al progetto “Integrando” della Fondazione Comunitaria del Varesotto, dotato di un budget di 70.000 euro per coordinare le progettualità attive negli istituti penitenziari di Varese e Busto Arsizio. “Ci sono tante iniziative silenziose di cui non abbiamo molta notizia”, ha concluso il prefetto, ricordando il ruolo quotidiano dei volontari accanto agli educatori e al personale delle carceri.