di Rinaldo Frignani
Corriere della Sera, 20 giugno 2023
L’aggressore era in attesa di essere trasferito presso una struttura Rems. Fra i due non c’erano mai stati problemi. Tragedia nel carcere di Velletri. Un detenuto è stato ucciso dal compagno di cella con problemi psichiatrici sembra al culmine di una lite per motivi tuttora da chiarire. Gli agenti della polizia penitenziaria sono subito accorsi, nella giornata di lunedì scorso, ma la vittima era già deceduta. Sulle indagini c’è il massimo riserbo. La notizia di quanto accaduto dietro le sbarre è stata resa nota dai sindacati della Penitenziaria.
L’omicidio è stato commesso da un recluso che aveva già aggredito un poliziotto in passato, “nel contesto di una situazione penitenziaria sempre più critica e allarmante”, commenta Maurizio Somma, segretario nazionale per il Lazio del Sindacato autonomo polizia penitenziaria Sappe mentre per il segretario generale Donato Capece è necessario ripensare completamente la questione penitenziaria: “Quanto accaduto nel carcere di Velletri deve necessariamente far riflettere per individuare soluzioni a breve ed evitare che la polizia penitenziaria sia continuo bersaglio di situazioni di grave stress e grande disagio durante l’espletamento del proprio servizio. Il disagio mentale, dopo la chiusura degli ospedali psichiatrici giudiziari, è stato riversato nelle carceri, dove non ci sono persone preparate per gestire queste problematiche, mancano strutture adeguate e protocolli operativi. La polizia penitenziaria non ce la fa più a gestire questa situazione e nei prossimi giorni valuterà se indire lo stato di agitazione”.
Secondo Capece “l’effetto che produce la presenza di soggetti psichiatrici è causa di una serie di eventi critici che inficiano la sicurezza dell’istituto oltre all’incolumità del poliziotto penitenziario. Queste sono anche le conseguenze di una politica miope ed improvvisata, che ha chiuso gli ospedali psichiatrici giudiziari senza trovare una valida soluzione su dove mettere chi li affollava. Gli ospedali psichiatrici giudiziari (opg) devono riaprire, meglio strutturati e meglio organizzati, ma devono di nuovo essere operativi per contenere questa fascia particolare di detenuti. Da quando sono stati chiusi, le carceri si sono riempite di detenuti affetti da gravi problemi psichiatrici. Ormai in ogni carcere decine e decine di detenuti con gravi problemi psichiatrici vengono ospitati normalmente nelle sezioni detentive, e spesso sono ubicati nelle celle con altri detenuti che non hanno le stesse difficoltà. Di conseguenza, i poliziotti penitenziari, oltre a essere costretti a gestire la sicurezza delle carceri in grave carenza di organico, come avviene nel Lazio, devono affrontare da soli questi squilibrati senza alcuna preparazione e senza alcun aiuto. Non è corretto soltanto ammettere l’esistenza della questione dei detenuti con problemi psichiatrici e poi far solo finta di aver risolto un problema che invece sta esplodendo sempre di più nella sua drammaticità”.
Il sindacato sottolinea infine Il Sappe evidenzia infine “come questi detenuti sono responsabili di vero e proprio vandalismo all’interno delle celle, dove vengono disintegrati arredi e sanitari, ponendoli nella condizione pure di armarsi con quanto gli capita per le mani e sfidare i poliziotti di vigilanza. Il carcere non può custodire detenuti di questo tipo, a meno che non vi sia un notevole incremento di organico della Polizia Penitenziaria e di specialisti di patologie psichiatriche”.
Secondo Massimo Costantino, segretario generale della Fns Cisl Lazio il recluso “era in attesa di essere collocato in Rems: il problema di queste strutture non riguarda l’Amministrazione penitenziaria e tantomeno il personale dato che le competenze sono esclusivamente delle Asl . Occorre intervenire e modificare la legge sulle Rems perché, cosi come scritta, a rischiare sono solo il personale di Polizia Penitenziaria e i dirigenti e funzionati del Corpo”. Per la Fns Cisl Lazio “tali detenuti non devono stare in carcere ma in strutture ospedaliere idonee curati e non certo vigilati a vista dalla polizia penitenziaria, a cui non spetta tale compito ma ad altre strutture e professionalità- e qui che la politica e le Asl sono assenti cioè fanno finta di nulla- occorre fare ancora tanto da quando sono state chiusi gli Opg - come se il problema non esistesse, scaricando il problema alla Penitenziaria”.











