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di Maria Donata Iannantuono*

L’Osservatore Romano, 24 maggio 2022

Anche quest’anno la Casa circondariale di Velletri parteciperà al Meeting “We Run Togheter”, il 24 maggio presso il Centro sportivo della Guardia di Finanza, con una rappresentanza di detenuti che darà vita alla staffetta, replicando appunto l’esperienza dello scorso settembre.

Esperienza che ha contribuito fattivamente a confermare l’importanza dello sport quale formidabile elemento per l’inclusione e strumento di cambiamento e crescita personale, anche in ambito penitenziario. La molla rieducativa dello sport è recuperare la voglia di vivere e cercare nuove strade, nuove chance.

Lo sport è autodisciplina, uscire dall’isolamento, recupero della salute psicofisica, della realtà oltre che della lealtà. Voglio raccontare la storia di I.C. per definire, concretamente, il valore che lo sport ha in ambito penitenziario. I.C. racconta di aver iniziato a far uso di sostanze stupefacenti e alcool dopo i vent’anni, con il desiderio di divertimento, senza valutare le conseguenze. Questo gli ha impedito di continuare gli studi e anche l’attività di atletica agonistica.

Entrato in carcere all’età di 28 anni, ha iniziato a riflettere sul “disvalore” di taluni atteggiamenti e sugli effetti negativi degli stessi per sé e per i propri congiunti. Egli voleva a tutti i costi riacquistare la loro fiducia dimostrando concretamente a loro e a se stesso che aveva la capacità di riscattarsi. È in questo frangente che si è inserita l’opportunità di partecipazione al Meeting “We Run Togheter” nel settembre scorso. Responsabilizzato per le sue capacità tecniche, che gli altri non possedevano, sostenuto e rinforzato nelle sue risorse positive, I.C. ha cominciato a credere di nuovo in se stesso.

E gli altri partecipanti alla staffetta hanno creduto in lui. Probabilmente questa è stata per lui la chiave di volta. È stato di sprone ai compagni che, negli allenamenti e nella corsa, hanno individuato in lui un leader positivo, elemento che in ambito penitenziario difficilmente si riscontra. E, insieme, sono arrivati a un riconoscimento che è valso il secondo posto nella gara. Oggi I.C. è in detenzione domiciliare, misura che terminerà a luglio.

Appena uscito si è messo in contatto con un’azienda con cui aveva svolto un colloquio di lavoro già in Istituto. Al termine della misura alternativa sarà assunto. Anche grazie allo sport si è impegnato attivamente per conseguire risultati concreti e dimostrare il suo cambiamento. Lo sport può, quindi, essere realmente strumento di educazione, maturazione e autoregolazione del detenuto.

Lo spiega bene Alessia Assante, dirigente aggiunto di Polizia penitenziaria e comandante del reparto della Casa circondariale di Velletri: “La partecipazione a “We Run Togheter” lo scorso settembre ha coinvolto anche il personale di Polizia penitenziaria che, dopo un approccio di diffidenza per la partecipazione di detenuti che fino a quel momento non avevano fruito di benefici, ha percepito il valore dell’adesione.

La fiducia riposta negli atleti-detenuti è stata ripagata con l’assoluto rispetto delle regole in un contesto nuovo per tutti”. Inoltre “eravamo tutti parte del Meeting. Con la partecipazione emotiva del personale di Polizia di fronte alla “vittoria” in pista di quegli atleti che, fino a qualche ora, prima si trovavano “ristretti” in carcere: abbiamo gioito insieme”.

*Direttrice della Casa circondariale di Velletri