di Conchita Sannino
La Repubblica, 22 settembre 2025
Un numero zero che via Arenula ambirebbe ad esportare in altre carceri. Tommaso, vincitore con un rap: “Aver potuto alzare una coppa qui dentro è una cosa che non dimenticherò mai più nella vita”. Un titolo che occhieggia ai talent show del mondo di fuori, Prison got talent. Un esperimento che serve a muovere e a calmare l’aria immobile, dentro. Più l’emozione di un giovanissimo vincitore, il 38enne Tommaso, sezione “reati comuni” con i suoi compagni di detenzione a contatto con artisti e membri della giuria. Scene che dal carcere di Velletri per qualche ora sospendono - senza poter cancellare - il fardello delle condizioni inumane in cui versano i penitenziari italiani.
Ma al di là della vivace iniziativa della casa circondariale laziale - che pure é stata teatro di rivolte e incendi, in passato - la notizia sembra un’altra. Il ministero della Giustizia sta valutando l’idea di un format tv, un po’ Corrida, un po’ gara tra talenti, da costruire sulle potenzialità di riscatto delle donne e degli uomini rinchiusi nei nostri istituti. Un numero zero che via Arenula ambirebbe ad esportare in altre carceri, anche se non pare che il sottosegretario Delmastro, quello dell’annuncio “con noi non devono respirare “sia sulla stessa lunghezza d’onda. Ma al Ministero escludono eventuali contrasti. Certo è che il progetto, ammesso superi le prime ipotesi allo studio, calerebbe in un sistema sotto i riflettori per tutt’altre circostanze: tra suicidi, disagi e carenze suscita da tempo allarme bipartisan, e un mese fa non a caso é tornato in visita nelle celle delle nostre carceri il Cpt, Comitato per la prevenzione della tortura del Consiglio d’Europa.
La serata a Velletri ha lasciato una scia di buone intenzioni. A partire dalle semplici e concrete progettualità di vita di Tommaso, autore e rapper, il detenuto che ha vinto il primo Prison Got Talent, cantando una canzone di Alex Baroni “Ultimamente”, ma che poi ha concesso un personalissimo bis con un brano da lui scritto “Core core core”. Nella giuria c’erano la conduttrice radio e showgirl Rossella Brescia e due cantanti molto noti sul territorio, Luca Guadagnanini e Lavinia Fiorani. “Non riuscivo a dormirci, aver potuto alzare una coppa qui dentro è una cosa che non dimenticherò mai più nella vita - è il messaggio che Tommaso invia a Repubblica, attraverso gli uffici guidati dalla direttrice Anna Maria Gentile - Qui dentro tutto quello che si vive è amplificato, io ho visto tanta gioia anche nei miei colleghi che hanno recitato o cantato. Tra poco uscirò, con il mio conto finalmente pagato alla giustizia. Mi auguro che di queste iniziative se ne facciano tante: invece del vuoto, anche esercitarsi e trovare dentro di sé motivazioni e qualità su cui impegnarsi è qualcosa che ti riempie le giornate e ti salva il futuro”.
Una serata finita con premi utili. Qualche tuta sportiva, forniture di cioccolato o biscotti. Senza contare che per il talent show di una sera, a Velletri - carcere di campagna, con i filari di vigneti, con un agronomo che insegna come coltivare l’orto - i detenuti hanno occupato l’estate a fare preselezioni, confrontarsi con la prima giuria, allenarsi e pensare ai successivi step. Altro che i materassi dati a fuoco e i detenuti asserragliati nelle celle, come dodici mesi fa.
E chissà che l’esperienza non contagi altri istituti. “Per ora, parliamo di una interessante idea messa a segno dalla direttrice di Velletri, e dai nostri uffici abbiamo fornito supporto e ovviamente verifiche di compatibilità - si affrettano a spiegare al Ministero - Stiamo verificando parallelamente, e solo in via solo preliminare, se si possa puntare sui talenti artistici”. Ma solo come una delle opzioni, sottolineano, attraverso cui coltivare “i principi costituzionali della rieducazione e del recupero sociale”.
L’incontro tra arte e reclusi vanta, in realtà antichi e storici precedenti: dall’esclusiva rappresentazione a Rebibbia di Shakespeare in napoletano tradotto da Eduardo ad altri lavori di spessore fino alle compagnie di carcere di teatro, come quella della Fortezza, a Volterra, straordinaria fucina di attori, fondata e diretta da Armando Punzo dal 1988. E se nelle patrie galere sono entrati detenuti senza un mestiere né istruzione, ad uscire spesso sono stati attori di elevata qualità - da Sasà Striano a Aniello Arena, fino a una figura nota nel cinema italiano, l’interprete e produttore Gaetano Di Vaio, prematuramente scomparso. Ma arte, teatro, game show non possono certo produrre frutto in realtà sovraffollate e disumane: gli oltre 60mila detenuti italiani aspettano ancora celle, strutture e assistenza sanitaria degne di un Paese civile.











