di Stefano Cortelletti
Il Messaggero, 21 giugno 2023
La vittima è un 3enne di origini brasiliane, colpito a morte al culmine di una lite da un detenuto con problemi psichiatrici. Ucciso in carcere a Velletri dal compagno di cella al culmine di una lite. La vittima è Marcos Schinco, 43 anni, di origini brasiliane ma residente da tempo a Latina, nel 2015 era stato arrestato per aver rubato i soldi da alcuni parcometri in via Fabio Filzi a Latina, mentre nel 2016 in stato di alterazione psicofisica aveva aggredito i poliziotti intervenuti per sedare una rissa tra tossicodipendenti, danneggiando anche l’auto di servizio.
Schinco condivideva la cella con Federico Brunetti, 26 anni, con problemi psichiatrici, in procinto di essere trasferito in una Rems (Residenze per l’esecuzione delle misure di sicurezza.
In passato aveva già aggredito gli agenti di polizia penitenziaria. Ieri la lite, poi l’assassinio sulla cui esatta dinamica non è stata ancora fatta chiarezza. I carabinieri del Nucleo Investigativo del Gruppo di Frascati sono intervenuti per i rilievi tecnico-scientifici su richiesta del pubblico ministero della Procura di Velletri Giovanni Taglialatela.
Per il Garante delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà personale della Regione Lazio e portavoce della Conferenza dei garanti territoriali, Stefano Anastasìa, occorre “adeguare l’offerta di assistenza psichiatrica in carcere alle necessità delle persone che vi sono costrette, non moltiplicando le celle di isolamento, ma il personale e le professionalità che vi sono impegnate”, e “bisognerebbe moltiplicare le risorse e la presa in carico sul territorio, se necessario anche in strutture residenziali, delle persone che è sbagliato trattenere in carcere o in Rems”.
“Il gravissimo fatto di sangue accaduto nella casa circondariale di Velletri - spiega Anastasia - ci obbliga a una riflessione seria sul problema della salute mentale in carcere. L’autore del reato, che viene da una storia importante di abuso di sostanze, sono anni che passa di carcere in carcere, dal carcere all’ospedale, ed è stato anche in Rems. Dunque, il problema non è dove metterlo, ma quali risposte dare alle sue condizioni di disagio psichico, certamente aggravato dal continuo trasferimento da struttura a struttura e dai ripetuti isolamenti a cui è stato costretto”.










