di Dacia Maraini
Corriere della Sera, 6 gennaio 2026
Chi invece crede nella giustizia e nella difesa anche a costo di sacrifici dolorosi, organizza quella che viene chiamata Resistenza, che prima di essere armata dovrebbe basarsi sull’applicazione della giustizia. Nel caso attuale basterebbe che l’Onu fosse svincolato dai veti che la paralizzano per applicare una giustizia mondiale contro coloro che trasgrediscono alle regole dell’autonomia e attentano alla integrità territoriale. L’anno nuovo arriva minaccioso e rancoroso. Sembra che popoli e persone si preparino alla guerra. Il clima è torvo. Le due parole che secondo me in questo momento bussano alla coscienza sono Vendetta e Difesa. La vendetta è un istinto dell’animo umano, un sentimento che abbiamo in comune con gli animali.
All’offesa impulsivamente si risponde con la vendetta. Ma le cose sono cambiate e oggi consideriamo una grande conquista il passaggio dalla vendetta alla giustizia. La vendetta è stata riconosciuta come personale e arbitraria. La giustizia invece si compie dando al colpevole il diritto di difendersi e la punizione avviene secondo regole scritte su un codice riconosciuto dalla collettività. La seconda parola Difesa è contradittoria e si presta a più interpretazioni. Esiste un diritto di difesa del cittadino o dello Stato che viene attaccato? E se l’attaccante non accetta nessun compromesso è lecito usare le armi? Un Paese sovrano può utilizzare uno strumento gandhiano come l’inerzia passiva di fronte a un aggressore violento che vuole per forza la resa e l’appropriazione dei beni dell’aggredito?
Il problema è etico oltre che politico e militare. C’è chi pensa che di fronte alla soverchiante forza di chi occupa e aggredisce la sola cosa da fare sia la resa. Alzare le mani e riconoscere la propria debolezza. Se il debole resiste, la punizione sarà disastrosa, come raccontano anche le più antiche epopee: quando un popolo vinceva faceva strazio dei vinti rendendo schiavi i suoi cittadini e depredando i beni del vinto. Chi invece crede nella giustizia e nella difesa anche a costo di sacrifici dolorosi, organizza quella che viene chiamata Resistenza, che prima di essere armata dovrebbe basarsi sull’applicazione della giustizia. Nel caso attuale basterebbe che l’Onu fosse svincolato dai veti che la paralizzano per applicare una giustizia mondiale contro coloro che trasgrediscono alle regole dell’autonomia e attentano alla integrità territoriale. Cosa vincerà nel prossimo anno: la Vendetta o la Giustizia? la Resa o la Resistenza? Io porto nella memoria una storia di resistenza. Due anni di durissimo campo di concentramento per avere detto no alla Repubblica di Salò mi hanno segnata e propendo per una pace giusta piuttosto che una resa comoda. Non spero nelle armi ma in una giustizia internazionale che agisca per il bene dei popoli e non dei regimi che vogliono solo mantenere il potere.










