di Raffaella Forin
Corriere del Veneto, 9 agosto 2025
Ci sono docenti, imprenditori, avvocati, studenti, architetti, operatori socio-sanitari, consiglieri comunali (Riccardo Poletto, Manuel Remonato e Parolo Retinò), l’assessore di Cassola Oscar Mazzocchin tra i 34 bassanesi che hanno aderito allo “sciopero della fame a staffetta” proclamato nelle scorse settimane “per evidenziare la situazione carceraria italiana tra temperature insopportabili e sovraffollamento e difendere la salute dei carcerati”. Hanno tra i 24 e gli 88 anni. L’iniziativa è partita dall’avvocato Valentina Alberta e dal magistrato Stefano Celli di Milano per poi estendersi in tutta la penisola, Bassanese compreso.
Sono oltre 60 mila le persone che, secondo un’espressione gergale ampiamente diffusa, si trovano “al fresco”, ovvero in prigione oggi in Italia. “È beffarda e lo è ancor più nei mesi estivi nei quali le celle raggiungono spesso temperature roventi - spiegano i bassanesi aderenti - E non è l’unico, né il più grave, dei problemi che affliggono le prigioni italiane. Anche il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha recentemente ricordato che il sistema carcerario è contrassegnato da una grave e ormai insostenibile condizione di sovraffollamento”. Il gruppo si è creato spontaneamente e in modo informale sul territorio, aderendo all’appello arrivato da Milano che invita “a digiunare a staffetta per provare a partecipare, un giorno ciascuno, a una parte infinitesimale della sofferenza che gli uomini e le donne detenute vivono”.
“L’abbiamo raccolto e ci passiamo il testimone - proseguono gli aderenti del Bassanese. Molti di noi neppure si conoscono, eppure ogni giorno, dal 14 luglio fino al 13 agosto, ci asteniamo dall’assumere cibi solidi per tentare di provare sulla nostra pelle un po’ della sofferenza della popolazione detenuta.Lo facciamo secondo lo spirito dell’iniziativa: tentare di richiamare l’attenzione dell’opinione pubblica, e soprattutto della politica, sull’emergenza carceraria che da anni affligge il Paese e che ogni estate, nei limiti del possibile, si fa più allarmante. La diffusa partecipazione a questa mobilitazione è la dimostrazione che il tema è sentito dalla società civile e non solo dagli addetti ai lavori. Il governo ha più volte annunciato interventi, ma alle parole non sono mai seguiti dei fatti. Intanto in carcere si continua a morire: l’anno scorso si è raggiunta la cifra record di 90 suicidi e quest’anno, all’ 8 agosto, sono arrivati già (altri) 53”.
Per i bassanesi che stanno digiunando si tratta di un “piccolo ma significativo gesto di vicinanza, anche se la sofferenza provata nell’astenersi dai cibi solidi per un’intera giornata non è neppure lontanamente paragonabile a ciò che oltre 60mila persone quotidianamente patiscono nelle nostre prigioni”. Concludono rifacendosi ad una frase attribuita a Voltaire: “Il grado di civiltà di un Paese si misura dalle sue carceri”, evidenziando che “se così fosse, ancora oggi potremmo tranquillamente affermare che l’Italia non è, da tempo, un Paese civile”.
Hanno aderito: Paolo Banfi, Devis Baggio, Riccardo Nardelli, Alex Vidale, Chiara Pozzi Perteghella, Giuseppe Dall’Omo, Caenaro Nives, Dario Lunardon, Lucia Mongelli, Giada Marin, Elisa Artuso, Egidio Zilio, Prisco Maria Rebellato, Gianfranco Cipresso, Riccardo Poletto, Manuel Remonato, Adriano Zanolla, Paola Facchinello, Anna Stevan, Greta Cammisa, Oscar Mazzochin, Lucia Cuman, Paola Mastella, Daniela Belfatto, Fausto Taras, Enrico Botteon, Stefania Spada, Maria Caterina Bonotto, Paolo Retinò, Francesca Campodonico, Barbara Vangelista , Elisa Zoccarato, Fabio Anedda, Arianna Cortese.











