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di Sandy Fiabane

Il Dolomiti, 17 settembre 2025

Approvata in Consiglio regionale la rendicontazione sull’attività 2024 dal Garante regionale dei diritti della persona. I toni si sono fatti però accesi soprattutto sul tema carceri. "La relazione ha fatto emergere un quadro di gravi criticità, in particolare sulla tutela di minori e persone detenute. Dai banchi di FdI, il consigliere Formaggio ha però teorizzato la necessità di trasformare le carceri in inferno e parlato di cittadini di serie A e B: un grave, inaccettabile attacco alla democrazia e ai valori costituzionali” afferma la consigliera Chiara Luisetto (Partito democratico), correlatrice del report.

Anzitutto i dati. Il Garante definisce il 2024 un annus horribilis per il sistema penitenziario italiano: al 31 dicembre la popolazione detenuta ha raggiunto 61.861 presenze rispetto alle 60.166 del 2023. Il Veneto registra un tasso di affollamento del 140,45%, superiore alla già grave media nazionale (120,56%), con picchi al 183% a Treviso e 179% a Verona (qui 4 suicidi in un anno). “A proposito del sovraffollamento - ha evidenziato il relatore Marzio Favero (intergruppo Lega-Liga Veneta) - il Veneto ha superato il 140% dei posti utilizzabili, con 2.722 detenuti, di cui oltre 1.400 stranieri, a fronte di una carenza di 158 unità di personale carcerario e del picco dei suicidi: 83 in Italia, 9 in Veneto. Suicidi che sono la cartina di tornasole di ambienti tossici”.

Le criticità sono dunque diffuse e l’appello è alla responsabilità politica. “Se il Garante ha soprattutto un ruolo di raccolta dati ed elaborazione di analisi - sostiene Luisetto - la Giunta regionale ha invece un potere d’azione che può essere tradotto in atti politici, sulla scorta di un quadro che sarebbe irresponsabile sottovalutare. Il rischio più grande è infatti l’assuefazione, accettare che sia normale vivere in celle sovraffollate, che un ragazzo appena maggiorenne finisca per strada o che un minore fragile viva la violenza in famiglia senza che nessuno lo raggiunga”.

Di diverso avviso il consigliere Joe Formaggio (Fratelli d’Italia), le cui riflessioni in Consiglio non passano inosservate. “Per arrivare al carcere - afferma, rivolgendosi ai banchi dell’opposizione - bisogna combinarla grossa e allora preferisco che siano sovraffollate piuttosto che avere i delinquenti in giro per il Veneto. La maggior parte dei detenuti è poi di origine straniera, anche se sono una piccola percentuale in Italia, anche se per me comunque troppi.

Vi farete qualche domanda o andate lì solo per vedere se dobbiamo mantenere il malato di mente con disturbi psicopatici che arriva dall’Africa con i soldi che togliamo alla signora Maria, che è in lista d’attesa per un tumore? Io differenzio i cittadini di serie A e gli altri di serie B: basta con il buonismo, la gente vuole sicurezza e il carcere deve essere un inferno. Nessuno mi ha mai detto ‘sono preoccupato perché ghe se dosento detenuti in più nel carcere a Vicenza’: gli unici preoccupati sono le guardie carcerarie e lì dobbiamo lavorare. Se non riusciamo a trovare il prete, Pippo, Pluto, Paperino, l’educatore per questa gente, pensiamo prima ai nostri disabili, alle famiglie venete”.

Rapida la replica della minoranza. “Vergognoso che un esponente del partito ‘Giorgia donna e cristiana’ si affidi alle sconcertanti dichiarazioni rese dal consigliere Formaggio. Queste dichiarazioni - afferma il consigliere Renzo Masolo (Alleanza verdi e sinistra) - hanno veramente poco di cristiano e sono contrarie allo Statuto regionale, che istituendo il Garante regionale ha inteso promuovere, proteggere e facilitare il perseguimento dei diritti delle persone private della libertà personale".

Come già sul tema sanità (qui l’articolo), speriamo solo che questo tipo di dibattito serva almeno a mantenere l’attenzione sulle carceri, in Veneto come in tutto il Paese. È infatti dovere di uno Stato civile tutelare le persone detenute, come affermato da Alberto Quagliotto, direttore della Casa circondariale di Belluno: “C’è qualcosa che codice e leggi non prevedono ed è la crescita personale. Una struttura chiusa come il carcere ha l’obiettivo di mettere in sicurezza la persona dal rischio di regressione: è un compito privilegiato, che nessun’altra amministrazione ha. Osserviamo le persone anche nel loro riflettere sulle scelte fatte, perciò dobbiamo fornire loro un patrimonio di competenze sotto forma di autonomia e responsabilità”.