tgpadova.it, 17 giugno 2020
Il Coordinamento dei Garanti del Veneto e la Conferenza Regionale Volontariato Giustizia del Veneto, dopo un incontro per aggiornarsi sulla situazione complessiva degli istituti detentivi del Veneto e per valutare la prospettiva di una ripresa della ordinaria attività legata anche al rientro dei volontari e dei soggetti del terzo settore, hanno espresso "grande preoccupazione per molti aspetti rilevanti ancora non regolati da linee guida diramate da parte delle istituzioni nazionali - Dap - o territoriali - Prap - e di conseguenza affrontati con modalità differenti dai direttori delle carceri del Veneto che si trovano a dover gestire in prima linea questa seconda delicata fase". Queste le riflessioni affidate a una nota da Mirella Gallinaro e Maurizio Mazzi, in un comunicato congiunto fra Coordinamento dei Garanti del Veneto e Conferenza Regionale Volontariato Giustizia del Veneto che evidenziano "le difficoltà che incontrano i detenuti, quelli che potrebbero godere dell'art. 21 e di permessi, e degli studenti, che frequentano corsi; la necessità della ripresa effettiva e diffusa delle attività del trattamento previsto dalla Costituzione tramite i funzionari giuridico pedagogici e gli assistenti sociali con l'apporto della comunità esterna; le incertezze sul mantenimento della sorveglianza dinamica e sul mantenimento ed il rafforzamento dell'uso delle tecnologie di comunicazione con l'esterno: apparecchi e connessioni".
Chiedono anche "l'adozione urgente di linee guida per l'accesso dei volontari alle strutture penitenziarie e in area penale esterna; l'utilizzo per i colloqui di sostegno individuale e per le attività scolastiche educative e ricreative di collegamenti in streaming; il mantenimento delle attività proposte e autorizzate anche nell'imminente periodo estivo".
"Riteniamo importante informare anche la Magistratura di sorveglianza - concludono Gallinaro e Mazzi - per renderla partecipe della nostra preoccupazione per il possibile protrarsi di uno stato di incertezza e di assenza di attività con il conseguente impatto sulle concrete condizioni di vita dei detenuti".










