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di Roberta Polese

Corriere del Veneto, 21 settembre 2025

Venezia è stata capofila, ora è diffuso soprattutto nei Comuni di centrodestra. Il pressing dei vigili. Polizia e carabinieri di pattuglia lo hanno in dotazione. La questione è politica, come quasi tutto quello che riguarda la sicurezza nelle città. Mentre in provincia di Reggio Emilia si registra la terza vittima del taser (l’arma a impulsi elettrici che serve per immobilizzare le persone) nel giro di quaranta giorni, la giunta genovese della sindaca di sinistra Silvia Salis decide di sospendere le procedure che avrebbero portato all’adozione dello strumento anche per la polizia locale del capoluogo ligure. L’iter era stato avviato dalla precedente amministrazione di centrodestra, ma mai completato per l’assenza del necessario regolamento comunale. I due dispositivi, acquistati nel 2023, non sono mai stati utilizzati.

Le tre persone decedute sono Claudio Citro, 42 anni morto in provincia di Reggio Emilia, Elton Bani, 41 anni, morto a Genova, Giampaolo Demartis 57 anni, deceduto a Olbia. Per Carlo Lattanzio, 42 anni, morto a Bolzano l’estate del 2024 dopo lo sparo dei dardi elettrici, il giudice ha chiesto l’archiviazione delle responsabilità dei carabinieri perché, a quanto pare, l’uomo risultava positivo alla cocaina. Tuttavia la famiglia ha fatto opposizione all’archiviazione. In tutti i casi i

Persone armate, alterate da alcol o droghe, che si trovano in contesti pubblici molto frequentati. Sono le situazioni in cui polizia e carabinieri usano il taser. L’ultima volta che gli agenti della polizia di Padova lo hanno usato era il 10 febbraio in zona stazione: quel giorno è stato bloccato un uomo di nazionalità sudanese che aveva lanciato una bottiglia contro un agente. L’anno scorso, invece, i carabinieri avevano immobilizzato con l’arma elettrica un uomo armato con un coltello che si aggirava minaccioso all’ospedale di Cittadella, nel Padovano. Ad agosto ha scosso il caso di Danilo Riahi, un ragazzo di 17 anni immobilizzato a Vicenza dopo una rapina e una tentata rapina, fermato con il taser e arrestato: giunto nel carcere minorile di Treviso Riahi si è tolto la vita.

A Venezia sono stati diversi gli episodi che hanno visto l’uso dello strumento elettrico per immobilizzare persone pericolose, tra questi un uomo armato di spranga sul ponte della Libertà nell’agosto dardi elettrici, che provocano l’immobilizzazione dei muscoli e la caduta a terra, sono stati sparati dai carabinieri, mai è stata coinvolta la polizia locale.

In Veneto, sono molte le amministrazioni che stanno sperimentando questo nuovo strumento, per averlo è necessario il passaggio in consiglio comunale perché l’adozione del taser implica una modifica del regolamento dell’impiego della polizia locale, che deve avere l’approvazione dell’organo che rappresenta i cittadini. Ciò premesso, per quanto riguarda i capoluoghi veneti, non è un caso che le polizie locali di Verona, Padova e Vicenza, città guidate da giunte di centrosinistra, ancora non abbiano il taser.

I vigili del Comune di Venezia invece ne ha una ventina. “Siamo stati la prima città ad averli in dotazione e abbiamo stilato noi le linee guida nazionali per l’Anci - spiega il comandante Marco Agostini - sono strumenti che funzionano per lo più da deterrente: in cinque anni lo abbiamo usato una sola volta il mese scorso, abbiamo fatto i corsi di formazione sappiamo quando e come utilizzarli”. A Rovigo, guidata dal centrodestra, il consiglio comunale non ha ancora discusso la delibera, ma la formazione propedeutica è già stata avviata; a Belluno e Treviso anche qui a trazione centrodestra, i passaggi nei rispettivi consigli ci sono stati, e lo strumento è a disposizione dei vigili, che lo stanno sperimentando. L’approvazione in consiglio comunale è avvenuta anche a Verona, ma gli strumenti non sono ancora stati acquistati, non che il Comune si sia mai espresso in modo contrario, ma allo stato attuale la polizia locale ha dato la priorità alla sicurezza.

Tutti gli interventi sono stati realizzati da polizia o carabinieri, personale esperto che ha fatto mesi di training con formatori specializzati. Mentre l’adozione dello strumento da parte delle polizie locali è stato lungo e macchinoso, l’acquisto delle bodycam. Non ci sono solo i capoluoghi di provincia. Sono diversi i Comuni che hanno adottato questo strumento: nel Veronese li hanno a San Bonifacio e San Giovanni Lupatoto. A Cittadella, nel Padovano, la sperimentazione è partita a gennaio, in provincia di Venezia hanno i taser le amministrazioni di Chioggia, Jesolo e San Donà, nel Trevigiano li hanno a Conegliano e Oderzo, mentre Castelfranco ha avviato la procedura.

Le amministrazioni di Vicenza e di Padova sono quelle dove la politica sta opponendo una certa resistenza. “La questione è senza dubbio politica - spiega l’assessore alla l’introduzione del taser nelle forze dell’ordine è stato molto più rapido: sperimentato solo in diciotto città nel 2022 (e prima ancora, per qualche mese nel 2018, in dodici comuni tra cui Padova) è stato poi distribuito ai comandi provinciali e alle questure nel 2023. In Veneto tutti i reparti radiomobile dei carabinieri lo hanno: sono le pattuglie che più comunemente si vedono di passaggio nei centri abitati, è personale che deve gestire le emergenze. Anche nelle questure l’arma a impulsi elettrici è stata distribuita al personale che gestisce le emergenze quando è in pattuglia.

“Gli agenti che ne fanno uso sono specializzati - spiega Maurizio Ferrara, segretario regionale del sindacato Fsp polizia di Stato - ci sono lunghi corsi di formazione che insegnano anche le regole di ingaggio, sugli ultimi casi di cronaca, che hanno visto alcune persone morire in seguito all’utilizzo dei taser, attendiamo l’esito delle indagini, viene quasi sempre dimostrato che la morte dei soggetti del Comune di Padova Diego Bonavina - l’uso di questo strumento mi è stato richiesto dal personale della polizia locale e c’è una mozione presentata dalla minoranza che ne chiede l’adozione, io non credo che a Padova serva, è un parere che condivido con il sindaco Sergio Giordani, gli ultimi casi in cui alcune persone hanno perso la vita mi hanno ancor più convinto che questo non sia uno strumento adeguato alla polizia locale, ma visto che la questione non è solo tecnica, è giusto che il consiglio si esprima”. Anche la maggioranza a Vicenza, a guida Pd, è contraria: “Ci opponiamo con forza all’adozione di questo strumento - spiega il capogruppo di Coalizione civica Mattia Pilan, che condivide la posizione più volte espressa dal sindaco Giacomo Possamai - è bene che sia chiaro che la questione della sicurezza nei Comuni non è di competenza del sindaco, ma della prefettura e del questore: abito anche io in città, sono consapevole di alcune criticità, ma credo che questo risultato si possa ottenere con più poliziotti, ottenendo che la questura di Vicenza passi dalla seconda alla prima fascia, non armando la polizia locale che non ha competenze sulla sicurezza”.

La polizia locale veneziana è stata la prima a sperimentare il taser.Il regolamento lagunare è stato preso a modello per le linee guida dell’Anci non è dovuta all’uso di scariche elettriche, vorrei che questi eventi non venissero usati in modo strumentale: l’utilizzo del taser è l’alternativo al corpo a corpo o all’uso della pistola, eventi anche questi di per sé pericolosi per i poliziotti che agiscono ma anche per le persone da immobilizzare”. Si attendono le indagini per capire se, negli episodi finiti in tragedia, gli agenti hanno agito in modo corretto.

Per contro, all’inizio del 2025 un dossier di Amnesty International documenta come le forze di sicurezza utilizzino strumenti come pistole stordenti e manganelli elettrici in strada, alle frontiere, nei centri di detenzione per persone migranti e rifugiate, negli istituti psichiatrici, nelle stazioni di polizia, nelle carceri e in altri luoghi di reclusione. Il rapporto di Amnesty International esamina in particolare il crescente uso improprio delle armi a scarica elettrica, che possono essere impiegate in modo legittimo nelle operazioni di polizia ma che vengono spesso utilizzate in modo scorretto. Sulla piattaforma dell’organizzazione in difesa dei diritti umani è stata lanciata una petizione per bloccarne la diffusione.