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di Franco Giubilei

 

La Stampa, 29 marzo 2015

 

"Chiusura" è una parola grossa: diciamo che l'Opg di Reggio Emilia, dove sono rinchiuse circa 140 persone con problemi psichiatrici, si avvia verso un graduale ridimensionamento. Si tratta di 90 internati non punibili per i loro reati in quanto incapaci di intendere e di volere, ma comunque ritenuti socialmente pericolosi - provenienti da Emilia Romagna, Veneto, Friuli, Trentino Alto Adige e Marche, che dovrebbero beneficiare della nuove sistemazioni alternative al carcere.

A questi si aggiungono altri 50 detenuti comuni affetti da infermità mentale che resteranno comunque nel reparto speciale dell'istituto reggiano finché non avranno scontato la loro pena. Di certo saranno spostati in speciali residenze già ultimate dalla regione Emilia Romagna - due strutture da 14 e 10 posti situate a Bologna e nel Parmense - i 24 internati emiliano-romagnoli del primo gruppo.

Già, perché la legge prevede che ogni regione provveda al reinserimento dei propri malati, ma mentre le Marche, il Trentino Alto Adige e il Friuli hanno già presentato i loro programmi, il Veneto non ha niente di pronto per i suoi 40 pazienti e rischia il commissariamento: l'assessore alla salute Coletto ha già detto che "noi i malati di mente giudicati pericolosi non li metteremo in lager improvvisati e insicuri, per rispetto della loro dignità e per la tranquillità sociale dei territori".

Sede definitiva e progetto, aggiunge l'assessore veneto, sono stati individuati, ma "anche partendo oggi con le procedure, occorreranno fra due e quattro anni per vedere l'opera realizzata". Fino ad allora, salvo che non si trovino altre soluzioni e sempre che il governo non nomini un commissario, i 40 malati veneti resteranno nell'Opg di Reggio. Per i pazienti emiliani tutto sembra filare per il verso giusto: "Abbiamo realizzato due strutture sanitarie residenziali a Bologna e in provincia di Parma - spiega Mila Ferri, responsabile dei servizi di salute mentale della regione: hanno stanze da uno o due letti, con un sistema di telecamere di sorveglianza e rete perimetrali più alte, sul modello dei presidi psichiatrici di diagnosi e cura.

Gli infermieri saranno presenti 24 ore su 24 e all'interno agirà un'équipe formata da medico, psicologo ed esperti di riabilitazione. Il protocollo siglato con le prefetture prevede le modalità di intervento delle forze dell'ordine in caso di fuga o di tensioni particolari all'interno delle residenze. Noi non abbiamo competenza di pubblica sicurezza, ma solo sanitaria".

Il trasferimento dei malati nelle nuove residenze, le Rems, avverrà gradualmente. L'ex manicomio criminale intanto continuerà a funzionare e don Daniele Simonazzi, cappellano dell'Opg di Reggio da 25 anni, continuerà a battersi per renderlo più dignitoso come ha fatto finora: "Il problema qui è la struttura fatiscente e le condizioni difficili in cui vivono gli ospiti, difficoltà testimoniate dal fatto che moltissimi operatori presentano domanda di trasferimento. Quelli che resteranno dentro continueranno a soffrire molto, ma non si può far finta che non esistano".