di Barbara Ganz e Valentina Saini
Il Sole 24 Ore, 10 febbraio 2025
Nelle carceri venete si lavora in una molteplicità di settori. Dalla gastronomia e pasticceria all’assemblaggio nell’ambito di occhialeria, minuterie metalliche e plastiche, carta, componenti meccaniche ed elettriche, imballaggi; legatoria e cartotecnica artigianali; dalle cuciture e assemblaggio componenti di valigie al contact center per prenotazioni di attività sanitaria; dall’assemblaggio, verniciatura e regolazione di chitarre e bassi elettrici alle fattorie sociali. È una molteplicità di settori quella che ha trovato posto nelle carceri. “Attività di lavoro stanno nascendo in Italia un po’ ovunque: il modello Veneto resta un esempio per intensità e qualità”. Angela Venezia è direttrice dell’Ufficio III - Detenuti e trattamento del Provveditorato regionale Veneto, Friuli Venezia Giulia e Trentino Alto Adige.
“La collaborazione con il territorio e le sue imprese è davvero significativa: in realtà come Belluno si arriva al 60-70% di detenuti che lavorano grazie alle commesse di aziende come Fedon. La motivazione di chi vive in regime di reclusione è altissima, perché il lavoro, al di là dello stipendio rende piene di senso le giornate e può dare una prospettiva per il futuro. Per le imprese, poi, sono previsti incentivi che rappresentano una compensazione dei problemi che possono esserci: un detenuto, ad esempio, può avere udienze, o sedute con lo psicologo, colloqui con i familiari e altri impegni che in alcune occasioni rappresentano altrettante assenze, di qui la volontà del legislatore di tenerne conto abbassando il costo del lavoro”.
Il quadro normativo si fonda sulla legge 22 giugno 2000, n. 193, meglio nota come “legge Smuraglia”, e la legge 381/91 sulle cooperative sociali: sono previste varie misure con le quali si intende favorire l’attività lavorativa dei detenuti, con la possibilità di applicare sgravi fiscali e contributivi per quei soggetti pubblici o privati (imprese o cooperative sociali) che assumono lavoratori detenuti in esecuzione di pena. I datori di lavoro destinatari dell’agevolazione contributiva e dei benefici fiscali sono cooperative sociali, aziende pubbliche e aziende private. Le formule sono diverse e includono contratti di lavoro subordinato a tempo pieno, parziale, determinato superiore a 30 giorni, indeterminato o a domicilio.
Al rapporto di lavoro con la persona detenuta si applica la normativa vigente prevista per le persone libere: l’impresa garantisce il rispetto della normativa assistenziale, assicurativa e previdenziale; svolge ove occorra attività di formazione per i detenuti impiegati e versa la retribuzione loro spettante direttamente alla Direzione dell’Istituto Penitenziario. Il trattamento retributivo da riconoscersi non deve essere inferiore a quanto stabilito dai contratti collettivi di lavoro. Per le aziende che assumono persone in esecuzione penale interna sono previsti sgravi contributivi, con una agevolazione costituita da una riduzione delle aliquote contributive dovute dai datori di lavoro.
E poi ci sono i benefici fiscali: alle imprese e cooperative sociali che assumono detenuti o internati presso Istituti di pena, ovvero ammessi al lavoro all’esterno, è concesso un credito mensile di imposta pari 520 euro per ogni lavoratore, da riproporzionare in base alle ore lavorate. Il credito di imposta dei 520 euro e lo sgravio fiscale del 95% spettano con differenti quote anche per i mesi successivi alla cessazione dello stato detentivo.
Esperienze e progetti di lavoro in carcere sono raccontati dal progetto ‘Liberiamo le produzioni’. Ne è nata una pubblicazione realizzata grazie al contributo della Regione del Veneto e Unioncamere regionale e le foto di Daniele Gobbin, che oggi, a dieci anni dalla prima edizione (2015) racconta l’evoluzione avvenuta. A Belluno, ditte del distretto dell’occhiale hanno coinvolto 38 detenuti in diverse lavorazioni: imballaggio e spedizione per occhiali in aziende o negozi in Europa, riempimento boccette con liquido detergente, etichettatura e confezionamento anche di kit pulizia composti da astuccio, boccetta, cacciavite per chiusura occhiali.
A Padova è un caso di successo quello della Giotto, cooperativa sociale di tipo B che oggi offre opportunità di lavoro a oltre 500 persone, di queste circa 70 sono disabili psicofisici e quasi un centinaio i detenuti. Colombe pasquali e panettoni (ma anche pasticceria fresca e secca, brioches e gelati) prodotti sono venduti in negozi monomarca e rivendite in tutta Italia, ma ci sono altre attività: l’azienda Del Brenta occupa otto detenuti per la levigatura di tacchi per l’alta moda, Valigeria Roncato altrettanti per Cuciture di divisori interni di valigie, con assemblaggio di componenti.
Nella pubblicazione regionale la pagina dedicata alla Casa circondariale di Rovigo mostra spazi vuoti, ma è solo questione di tempo: tutto è pronto per l’avvio, già da questo mese, di una attività di assemblaggio, e si guarda anche al possibile utilizzo dell’appezzamento di terreno di circa 1.800 mq che potrebbe essere adibito a coltivazione ortoflorovivaistica. A Treviso la capacità produttiva è di 10 chitarre ogni 3 settimane: i servizi sono di vendita di chitarre e bassi elettrici sia “entry level” che di livello superiore, realizzazioni custom di chitarre e bassi elettrici secondo le richieste, manutenzione di chitarre e bassi elettrici. I prodotti sono acquistabili nel negozio della cooperativa “El Magazen” a Vascon di Carbonera
Padova. Formazione per le figure più richieste dal mercato
Percorsi di formazione professionalizzante e di lavoro per favorire il reinserimento sociale dei detenuti, anche con la speranza di trovare nuove risorse per le aziende sempre alla ricerca di manodopera e di ridurre il rischio di recidiva. È l’obiettivo del protocollo di intesa firmato da Confindustria Veneto Est e dalla Casa di reclusione di Padova, che vede coinvolte anche l’agenzia per il lavoro Umana e la società di formazione di Confindustria Veneto Est, Fòrema. Prevede anzitutto l’avvio, entro la primavera, di un primo percorso di formazione, orientamento e inserimento al lavoro presso aziende delle province di Venezia, Padova, Rovigo e Treviso. Il corso, di 80-100 ore strutturate in una parte teorica e una pratica, è incentrato su alcuni tra i profili tecnici più richiesti ma anche più difficili da trovare: saldatori, operatori macchine a controllo numerico computerizzato, operatori meccanici, magazzinieri e carrellisti. A potervi accedere saranno tra 12 e 15 detenuti ammessi ad attività di formazione e lavoro all’esterno dell’istituto o quasi giunti al termine della pena. Oltre alla formazione vera e propria, il percorso comprende anche azioni di reinserimento sociale e relazionale attraverso dei colloqui individuali tra i partecipanti al corso e le aziende coinvolte. Se interessate, queste potranno usufruire delle agevolazioni previste per l’assunzione di persone provenienti dalla detenzione, a cominciare dagli sgravi fiscali. Il direttore generale di Fòrema, Matteo Sinigaglia, sottolinea anche l’importanza della formazione del personale delle aziende coinvolte “per garantire un’accoglienza inclusiva e preparata, creando così un ambiente di lavoro che promuova la reintegrazione e la crescita per tutti”. La presidente di Confindustria Veneto Est, Paola Carron, definisce l’iniziativa “un impegno coerente con i valori del fare impresa, affinché il lavoro diventi, soprattutto per i detenuti, occasione di riscatto e di effettiva reintegrazione nella società”. E Giuseppe Venier, ad di Umana, assicura: “Abbiamo già avviato con successo iniziative simili e crediamo fermamente che, attraverso il lavoro, sia possibile trasformare un percorso di detenzione in un’opportunità di crescita”.
Venezia. Abiti di alta sartoria, borse in Pvc e cosmetici
In entrambi gli Istituti penitenziari di Venezia - la Casa circondariale Maschile di Santa Maria Maggiore e la Casa di reclusione per Donne della Giudecca e all’esterno delle carceri - opera la Cooperativa Sociale Rio Terà dei Pensieri, che organizza laboratori artigianali e attività di servizio con i detenuti che possono usufruire di misure alternative alla detenzione, come la semilibertà o l’affidamento ai servizi sociali. Una delle attività più consolidate è il riciclo di Pvc recuperato da banner pubblicitari dismessi e trasformato - con il marchio Le Malefatte - in borse e accessori venduti tramite e-commerce e nel negozio Made in Prison, nel centro storico di Venezia. Nella struttura femminile Il Cerchio coop sociale onlus impiega 12 detenute e due tutor in una attività di lavanderia industriale, con lavaggio ad acqua e a secco, per strutture ricettive del centro storico di Venezia, altri istituti penitenziari di Venezia e per commesse esterne di esercenti del territorio. Assi da stiro professionali, lavatrici e imbustatrici sono disposizione di chi lavora, dopo un periodo di formazione. Macchine da cucire elettriche lineari di varia complessità e tecnologia, taglia e cuci e una macchina confezionamento occhielli, oltre a utensili per piccola sartoria e piccoli attrezzi di uso comune sono invece il cuore del laboratorio di sartoria che confeziona abiti e accessori su proprio disegno originale o su cartamodello concordato con il committente, e anche abiti d’epoca per rievocazioni storiche, spettacoli e feste, su ordinazione con tessuti preziosi a partire da un attento lavoro di progettazione artistica. Fra i committenti Palazzo Grassi, Tribunale di Venezia, Hotel Hilton e Danieli. Sempre al femminile l’attività di cura di un orto di 6mila metri quadri in cui si producono frutta e verdura vendute in un mercatino pubblico una volta alla settimana, ai Gas e ad alcuni ristoranti quali Do Feri Storti, Caffè Concerto, Venice Venice. Dalla distillazione di alcune delle piante coltivate e seguendo preziose ricette, le detenute coadiuvate dal personale della cooperativa e da un direttore tecnico di laboratorio, realizzano cosmetici di alta qualità, mantenendo viva l’antica tradizione veneziana della cosmetica artigianale.
Vicenza. La fabbrica delle polpette nella casa circondariale
Dalle 7 alle 8mila polpette al giorno, destinate a gastronomie, bar, cicchetterie e ristoranti di tutta Italia. Il 31 gennaio è stato inaugurato il nuovo laboratorio di Gastronomia Marcolin nel carcere di Vicenza. Marcolin è una azienda familiare, evoluzione del negozio di alimentari aperto nel 1985 a Padova, sotto il Salone. Oggi i due figli del fondatore sono subentrati nella società che, con la collaborazione della sorella, ha raggiunto i 30 dipendenti. Cinque anni fa è stata aperta una nuova attività di cucina fuori dal centro di Padova, a Selvazzano, ma c’erano ancora spazi per crescere a fronte di una domanda in deciso aumento. “Abbiamo letto di un bando per produrre in carcere, e abbiamo scelto di partecipare. Qualche lentezza e difficoltà burocratica ci sono state, va detto, e il percorso ha richiesto un paio di anni quando sarebbe bastato qualche mese, ma oggi siamo operativi e gli aspetti positivi sono innegabili”, spiega Andrea Marcolin. L’operazione ha permesso di fare incontrare più motivazioni: quella di contribuire a un progetto di comprovato valore etico, ma anche di poter usufruire di spazi e macchinari da cucina già disponibili (erano pensati per una mensa carceraria mai entrata in funzione). Non ultima la disponibilità di personale, così difficile ormai da trovare all’esterno. Con l’équipe degli educatori sono stati selezionati alcuni detenuti, e oggi in cinque - dopo un periodo di formazione - sono al lavoro. “Cucinare le polpette non è difficile, noi diamo ricette precise, grammature degli ingredienti e ogni spiegazione - sottolinea Marcolin - Non serve dunque avere studiato da cuochi, è più importante avere buona volontà. Un altro aspetto da considerare è quello della durata, perché se la fine pena è vicina magari è più difficile ingranare”. I detenuti, tutti di origine straniera, sono guidati da Roberto Boffo, responsabile per Marcolin e ogni giorno sul posto. Dalle polpette di baccalà a quelle vegetariane, al brasato o di pollo e speck, al tonno e cipolla o a base di bresaola (la novità appena proposta), le specialità Marcolin viaggiano anche all’estero e hanno raggiunto anche Tokyo e Londra.











