di Silvia Madiotto
Corriere del Veneto, 25 luglio 2024
Sovraffollamento al 134%. Zanettin: “Libertà anticipata ai meritevoli”. Muro di Ostellari: “Svuota carceri mai”. Nel carcere di Verona la capienza regolamentare è di 335 detenuti: i presenti sono 578. Più che alla casa di reclusione di Padova, dove i 438 posti registrano invece un’occupazione di 568. Non sono numeri, ma persone. “Spazi stretti, servizi ridotti, manca personale nelle strutture” sottolineano dai sindacati e dalle associazioni. I disordini al carcere di Venezia arrivano il giorno dopo il report di Antigone (associazione per i diritti e le garanzie nel sistema penale) che assegna al Veneto il 134,4% di indice di sovraffollamento: il più alto è a Montorio, seguito da Santa Bona a Treviso e Venezia Santa Maria Maggiore. Il Veneto è terza regione in Italia per sovrappopolazione carceraria: i dati rientrano nei parametri europei (3 mq per detenuto a cella) mentre il report di Antigone valuta parametri stabiliti su scala nazionale (9 mq). Ed è qui che si vede che la popolazione carceraria scoppia: 715 in più dei regolamentari 1.947. Ma c’è un altro numero di estrema gravità: sei suicidi fra i detenuti da inizio anno in Veneto (tre a Verona, uno a Padova, due a Venezia). Se le cifre scattano la fotografia, sono le voci dei protagonisti a cogliere le sfumature, nei giorni in cui il Parlamento affronta il Decreto Carceri. E molti sono veneti: il ministro è Carlo Nordio, trevigiano ed ex procuratore a Venezia, il sottosegretario è il padovano Andrea Ostellari (Lega), il presidente della Commissione giustizia alla Camera è il veronese Ciro Maschio (FdI) e in commissione al Senato sono stati gli emendamenti depositati dal vicentino Pierantonio Zanettin a tenere banco tutta ieri.
Nel testo passato il 3 luglio in Cdm si prevede l’aumento del personale penitenziario e dei dirigenti, formazione più mirata e ingressi più veloci per gli agenti di polizia; per i carcerati si parla di liberazione anticipata più rapida e sicura, affidata al giudice di sorveglianza, più telefonate dal carcere fra detenuti e familiari, misure penali di comunità, formazione, trasferimenti per minori e fragili a comunità di accoglienza (in forma di detenzione). L’opposizione ha chiesto di portare da 45 a 60 i giorni di scarcerazione anticipata ogni sei mesi ma non è stato accolto. “Dopo vent’anni di chiacchiere - ha affermato Ostellari -, il Dl Carceri rappresenta il primo intervento strutturale sul sistema dell’esecuzione penale. Prevede un’ulteriore assunzione di mille agenti e la nomina di un commissario straordinario per realizzare, in tempi rapidi, nuovi istituti e completare i lavori di ristrutturazione previsti. I detenuti meritevoli, che accettano di lavorare invece di guardare il soffitto, potranno accedere a misure alternative con più facilità. Mi spiace per la sinistra, ma non sono previsti “svuota carceri”. La pena serve se rieduca, non se viene percepita come inutile: aprire le celle prima del tempo non aiuta nemmeno i detenuti. Diamo un’opportunità a chi vuole ricostruirsi una vita, senza mettere in pericolo le persone perbene che stanno fuori”. Forza Italia aveva alzato barricate in commissione al Senato (dove inizierà l’esame del testo) ma ieri si è trovata la quadra: “Occorre coniugare umanizzazione e certezza della pena - ha detto Zanettin -. La situazione è molto grave, abbiamo un numero abnorme di suicidi e dobbiamo evitare che aumenti, anche intervenendo sul sovraffollamento. Gli emendamenti che abbiamo proposto riguardano casi meritevoli, aiutando a reinserirsi nella società”. Il senatore sottolinea la collaborazione col governo: “Ai detenuti tossicodipendenti è consentito scontare la pena ai domiciliari presso una comunità, così come agli over 70 e ai malati di patologie gravi. Inoltre, è stato approvato l’affidamento in prova ai servizi sociali. Interventi non automatici, non è un’amnistia, ma una verifica al vaglio del magistrato”. Ritirato invece l’emendamento sulla semilibertà. Ma la velata protesta di Forza Italia martedì ha lasciato il segno.
Giampiero Pegoraro, coordinatore regionale Cgil Polizia Penitenziaria, ritiene che il decreto di Nordio non sia sufficiente: “La situazione è grave, a causa anche dell’alto numero di detenuti, spesso stranieri, e di istituti in condizioni non accettabili. Tre in stanze da due a Venezia, a Verona si arriva a cinque per cella. Non servono tamponi, ma soluzioni concrete. Rivedere le strutture, innanzitutto, rivedere il codice penale depenalizzando i reati minori, potenziare le misure alternative, aumentare il personale, sia di polizia penitenziaria, sia di assistenti sociali. Mi rendo conto che l’elettorato di centrodestra vuole tutti in prigione e buttare via la chiave, e il centrosinistra per paura non ha fatto molto, ma non è così che favoriamo il reinserimento”.
La Presidente di Ristretti Orizzonti Ornella Favero riflette: “Sovraffollamento vuol dire mancanza di attenzione e di ascolto. Una persona in quelle condizioni si sente persa. Soprattutto in un’estate afosa, torrida, mentre la politica non dà risposte né speranze. Le condizioni di molti istituti sono pessime, le carceri sono in gran parte degradate”. Ed è per questo, dice, che nascono le proteste: “I detenuti non vedono un futuro. La liberazione anticipata non è una resa dello Stato, se questo stato non rispetta la legge e i diritti”.










