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di Martina Zambon

Corriere del Veneto, 9 gennaio 2026

È l’unica del Veneto, nel 2025 ha dimesso 25 pazienti. “Percorsi di cura specifici, di media restano qui due anni”. La punta dell’iceberg sono i casi, drammatici, come gli accoltellamenti costati la vita al capotreno Alessandro Ambrosi a Bologna e a Jack Gobbato a Mestre ma il tema del disagio psichiatrico che sfocia in violenza “casuale” stanno diventando un problema. Lo dice l’Oms: cresce il disagio mentale e riguarda il 15% della popolazione, spesso giovani ma anche over 65. E in quel 15% si annida anche la malattia che diventa violenza. Dopo l’arresto, se viene diagnosticata una patologia psichiatrica, la strada non è il carcere bensì la Rems, Residenza per l’esecuzione delle misure di sicurezza.

In Italia sono una trentina, una è in Veneto, a Nogara, gestita dagli esperti dell’Usl 9 Scaligera. E, spiega Felice Alfonso Nava, Direttore dei Servizi Socio Sanitari dell’Usl 9 Scaligera, “è un fiore all’occhiello. I due indicatori: liste d’attesa e percentuale di dimissioni, lo attestano”. Due indicatori che la direttrice, la dottoressa Rosa Perrone, conosce bene: “Sul 2025 abbiamo avuto 25 dimissioni su 40 pazienti e la lista d’attesa va da zero a dieci”.

Quando si parla di “dimissioni” si intende comunque la presa in carico da parte della rete territoriale e del dipartimento di Salute mentale. Altre comunità, spesso, la possibilità di ricominciare “perché - spiega la dottoressa Perrone - in luoghi protetti e con cure che non si limitano a quelle farmacologiche, ci sono pazienti che sviluppano una consapevolezza nuova. Il risultato di 25 dimissioni è legato a tanti fattori, in primis alla preparazione della rete territoriale. Le opzioni, di fronte a un tema tanto delicato, sono molte. Per questo riusciamo a far scorrere la lista d’attesa”. Quanto si resta in una Rems? “I due estremi sono sei mesi e 7-8 anni. La media sono due anni”.

La Rems di Nogara sta ultimando i lavori per suddividere i pazienti in due strutture diverse. I posti, però, resteranno sempre quaranta. Pochi in prospettiva? Il sottosegretario alla Giustizia, Andrea Ostellari, spiega: “Quando parliamo di episodi di violenza “casuale” possiamo imbatterci in tipologie diverse. C’è chi agisce sotto l’effetto di stupefacenti e per loro esiste un percorso dedicato con misure alternative su cui sta lavorando il tavolo dei ministeri della Giustizia e della Salute. Poi ci sono i pazienti psichiatrici ma certificarli non è automatico e i costi sono alti, come sempre, servono fondi ma si sta lavorando a percorsi specifici per affrontare il problema”.