di Michela Nicolussi Moro
Corriere di Verona, 31 marzo 2015
Coletto: "Ci pensi il governo a gestire un suo pasticcio" II Pd: "II Veneto è l'unico privo di strutture sostitutive". Venezia È questione di giorni il commissariamento del Veneto per l'"affaire Opg". Oggi scade infatti il termine ultimo imposto dalla legge per chiudere i sei Ospedali psichiatrici giudiziari d'Italia e trasferire i pazienti a più "umane" Residenze di esecuzione di misure di sicurezza (Rems), che ogni Regione avrebbe dovuto attivare.
Il Veneto è l'unica a non averne di già operative, il Piemonte sarà pronto solo a settembre, così come risultano in ritardo Friuli, Trento, Calabria, Puglia, Toscana, Umbria e Marche, che ottempereranno al diktat da metà aprile a giugno. Le altre Regioni sono in regola. Ma allora dove finiranno i 48 detenuti veneti negli Opg di Reggio Emilia e Castiglione delle Stiviere (solo 4)? "Per il momento continueremo a pagare per la loro permanenza in quelle strutture, che non chiuderanno subito - spiega Luca Coletto, assessore alla Sanità - e a giorni aspettiamo il commissariamento.
Visto che il governo non ha saputo garantire il processo graduale di dismissione degli Opg, comunicando alle Regioni solo lo scorso novembre la possibilità di Rems provvisorie cioè con parametri sanitari meno rigidi di quelle definitive, si occupi Roma della partita. Il Veneto ha presentato il progetto per la Rems di Nogara (40 posti, 20 per gli uomini e 20 per le donne, ndr) nel 2013, ma il ministero della Salute l'ha approvato solo nel 2014 e finanziato, con 12,5 milioni più altri 2,5 per l'avviamento della gestione, appena 15 giorni fa. Non ci sono i tempi tecnici per aprirla - chiude l'assessore - sarà pronta tra due anni. Gli stabili destinati ad accogliere i detenuti con problemi psichiatrici non si possono improvvisare".
In effetti il dicastero della Giustizia impone parametri detentivi e sanitari molto rigidi: muro di cinta esterno, sorveglianza h24 e ambiente ospedaliero all'interno. Coletto ha scritto al sottosegretario alla Salute, Vito De Filippo, responsabile del progetto: "In Veneto non abbiamo strutture idonee allo scopo e anche se i parametri per le Rems sanitarie sono stati declassati, tale decisione non è ancora legge. E io non mi prendo la responsabilità di inserire i pazienti-detenuti in realtà che non ne rispettano la dignità e non garantiscano la sicurezza dei cittadini".
E così Palazzo Balbi gira al commissario ad acta, "che ha anche il potere di aggirare determinate norme", la patata bollente di trovare il luogo adeguato. Potrà anche rivolgersi al privato sociale, che di immobili già attrezzati ad ospitare i soggetti in dimissione dagli Opg ne ha. Per esempio nell'Alto Vicentino, nel Bassanese e nel Veronese.
"Ecco, il problema è proprio questo - sottolinea Claudio Sinigaglia (Pd), il vicepresidente della commissione Sanità che per primo ha sollevato il problema - dei 48 reclusi veneti solo la metà può essere dimessa. Ed è già un problema capire se indirizzarli ai Centri di salute mentale 0 ad altri servizi, che potrebbero non avere le adeguate protezioni. Ma il vero nodo della questione riguarda gli altri, che non possono essere dimessi per motivi di pericolosità sociale: chi se li prenderà in carico, dove e come? Tutta questa vicenda dimostra come la Regione consideri tema di serie B la Psichiatria, carente di personale, strutture e risorse".
L'attivazione di una Rems comporta un bando di gara "dedicato" e un altro per la ricerca del personale. "È tutto finanziato da Roma - chiarisce Coletto - ma l'ostacolo sono i tempi. Per avviare una realtà di questo genere ci vogliono almeno cinque anni, il governo non può dircelo all'ultimo momento". A Legnago c'è una comunità residenziale sperimentale per il superamento degli Ospedali psichiatrici giudiziari, che segue pazienti provenienti dagli stessi, ma è un'esperienza temporanea e con pochi posti letto. Dal canto loro le Usl, per il momento non coinvolte nell'operazione, non intendono farsi carico di un progetto "che non hanno le forze né le risorse per gestire".










