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di Martina Zambon

Corriere del Veneto, 9 gennaio 2026

“Con la collaborazione del Ministero della Giustizia realizzeremo qualcosa che in Veneto ancora non c’è: la prima Comunità socio-terapeutica regionale che accoglierà minori con polidipendenze e disturbi comportamentali come misura alternativa al carcere”. Le celle hanno porte smaltate blu ciano, fra l’azzurro e il verde, per il resto, nel nuovo carcere minorile di Rovigo, prevale il bianco. Fra un mese entrerà in funzione accogliendo i giovani detenuti di Treviso. E la struttura, sovraffollata, del capoluogo della Marca, sarà destinata ai “semiliberi”.

A Rovigo, accanto al palazzo di Giustizia, arriva a dama, così, un progetto che sembrava infinito. I lavori (affidati nel 2020) sarebbero dovuti terminare a metà 2023 per un importo iniziale di quasi 9 milioni di euro. A quanto sia arrivato il conto finale non è dato sapere finché non verranno conteggiati anche gli arredi, fanno sapere le strutture penitenziarie.

Intitolato ad Antonio Vivaldi, l’Istituto penitenziario per minori (Ipm), è stato inaugurato ieri, con un parterre de roi: il presidente della Regione Alberto Stefani, il presidente del consiglio regionale Luca Zaia, il sottosegretario alla Giustizia Andrea Ostellari e il capo del dipartimento per la Giustizia minorile e di Comunità, Antonio Sangermano. La struttura è stata ricavata dall’ex carcere maschile del capoluogo polesano, accanto al tribunale. Ci sarà posto per 31 detenuti e il contingente del personale arriverà a 50 agenti di polizia penitenziaria oltre ad un direttore e 10 figure tra professionisti del settore pedagogico, impiegati e funzionari amministrativi. L’edificio si sviluppa su settemila metri quadrati di cui tremila scoperti con aree verdi, palestra e campi sportivi. Spazi per lo sport e i laboratori creativi sono stati realizzati all’interno.

“Il nuovo Ipm di Rovigo è il terzo da inizio legislatura spiega Ostellari - dopo quello de L’Aquila e di Lecce. È un risultato che misura la presenza dello Stato e la risposta a un bisogno dell’intero Paese. Non è solo uno spazio detentivo, ma un luogo che coniuga perfettamente l’esecuzione della pena con la rieducazione, perché la giustizia ha senso solo se è capace di guardare al futuro. Un futuro fondato su regole certe, percorsi strutturati in spazi adeguati e sulla presenza concreta e quotidiana delle istituzioni. In luoghi come questo lo Stato dimostra di essere fermo, ma giusto”. E sul dettato costituzionale che punta alla rieducazione in carcere concorda anche Stefani che, in più, aggiunge un annuncio ulteriore: “Le buone notizie sono due. La prima è che a Rovigo, grazie all’impegno del sottosegretario Ostellari, è stato inaugurato un nuovo carcere minorile con più spazio per gli utenti, la formazione e la rieducazione. La seconda è che la nostra Regione, per la prima volta, potrà attivare, insieme al ministero della Giustizia, anche un Centro di recupero ad alto impatto sanitario, alternativo al carcere, per minori con disagio comportamentale e polidipendenze, in esecuzione penale o in custodia cautelare”.

Tradotto, anche la nostra regione si doterà di una struttura alternativa al carcere o ai domiciliari per quei ragazzi che hanno commesso un reato (non grave) e che non rientrano fra i pazienti psichiatrici. Insomma, quelli che vengono ormai ascritti alla voce “baby gang”. Il bando della Regione è del 13 ottobre e risulta abbia partecipato un solo soggetto per individuare la struttura e gestire il Centro di recupero. Nessun agente penitenziario, ma i dodici giovani da rieducare nel Centro non potranno uscire come, invece, accade nelle comunità di recupero “classiche”. Al momento il soggetto candidato, con tutta probabilità una coop socio sanitaria, sta provvedendo all’integrazione richiesta dalla Regione che concorrerà per il 60% al finanziamento del progetto che il bando definisce “sperimentale”. Il restante 40% sarà finanziato dal ministero della Giustizia.