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di Martina Zambon

Corriere del Veneto, 22 marzo 2023

Dopo gli ultimi casi-choc del pestaggio delle baby bulle a Padova, del ragazzino sfregiato in un incidente e bullizzato a scuola fino ai pallini di gomma sparati in classe a un’insegnante del Rodigino, ministro e presidente della Regione spiegano le loro ricette contro la piaga del bullismo. Valditara cita anche uno studio della Fondazione Veronesi, su dati Usa, secondo cui la prolungata esposizione a vessazioni in giovane età porta a incrementare la possibilità di sviluppare patologie tumorali.

Se per il ministro la sospensione dei bulli da scuola rischia di essere controproducente è Luca Zaia a completare il ragionamento logico: “Non possiamo accettare gli atti di bullismo in incremento. Le famiglie non possono dire che l’educazione deve essere demandata alle istituzioni scolastiche. L’educazione, specie quella al rispetto, deve essere impartita a casa”. E, ancora, sempre più duro, “Non dobbiamo ragionare di manette o di carcere, dobbiamo prendere i ragazzi colpevoli di bullismo e con il contrappasso dantesco mandarli a fare lavori socialmente utili nelle case di riposo, nei centri per disabili e nei luoghi in cui sono ospitate le donne vittime di violenza. Così potranno capire la violenza e abbandonarla”.

Certo, resta il dato di fatto, come nel caso del ragazzino veronese costretto a lasciare la sua scuola senza riuscire, denunciano i genitori, a trovarne una che lo accolga a marzo inoltrato. Lo conferma Zaia: “Spesso è il ragazzo bullizzato a dover cambiare scuola e non i suoi compagni violenti, questa non può essere la strada”.

Il tema è più complesso di quanto si possa pensare. Valditara affida l’eventuale soluzione a un tavolo “che vede riuniti tutti gli attori coinvolti, non solo le scuole ma anche le associazioni dei genitori e degli studenti”. Insomma, parola agli esperti. Ma il ministro ha la sua idea ben chiara in mente: “Per quanto mi riguarda, farò di tutto perché nelle scuole si affermi la cultura del rispetto nei confronti delle persone e dei beni pubblici. Bisogna contrastare qualsiasi forma di violenza e quel fenomeno del bullismo che produce danni gravi, psichici e fisici, a chi lo subisce. Ma se noi sospendiamo un ragazzo autore di atti di bullismo, non lo recuperiamo. Tenendolo a casa per mesi, se quel ragazzo ha frequentazioni cattive o brutte amicizie, rischiamo di perderlo definitivamente. Avevo proposto a suo tempo i lavori socialmente utili, perché mettendosi a servizio della comunità, un ragazzo può maturare e rendersi socialmente utile ma su questo dovranno parlare soprattutto gli esperti”. A testimoniare l’attenzione del ministero Valditara spiega che, come nel caso della prof di Rovigo, “è stata messa a disposizione del personale della scuola l’avvocatura dello Stato perché è ingiusto che un insegnante fatto oggetto di violenza debba pagarsi le spese legali. Non vogliamo che gli insegnanti si sentano soli”.

Altro capito affrontato è stato quello della lotta alla mafia che deve partire dalle scuole. Perché, ha specificato Zaia, “anche in territori ritenuti immuni, i tanti processi in corso, incluso quello in cui sarò audito come parte civile il 4 aprile (il processo ai Casalesi di Eraclea, ndr), dimostrano che immuni non sono”. “La lotta alla mafia deve partire dalle scuole: dobbiamo insegnare ai ragazzi il senso dello Stato, la cultura dei doveri e della responsabilità”.

Infine, Zaia ha parlato di autonomia e scuola: “Con l’autonomia differenziata la scuola sarà tailor made. In alcune regioni l’obiettivo è lottare contro la dispersione scolastica ma in altre, come la nostra, ora abbiamo invece il mantra di insistere di più sulla seconda lingua. Con l’autonomia avremo un’istruzione fatta su misura per le diverse esigenze”.