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di Vera Mantengoli

Corriere del Veneto, 17 ottobre 2025

I ritardi dei lavori per ultimare gli alloggi destinati alle agenti penitenziarie, potrebbero essere stati il pretesto per allontanare Enrico Farina da Santa Maria Maggiore. Il condizionale è d’obbligo perché non è ancora chiaro il motivo della revoca a direttore del carcere maschile e il trasferimento provvisorio a quello di Belluno. “Rispetto alla questione alloggi del personale di polizia, non esiste uno straccio di norma che preveda da parte delle amministrazioni dello Stato l’obbligo di garantire alloggi al personale di polizia a ordinamento civile, diversamente da quanto è invece previsto per i militari - dice Michela Romanello della Uilpa Venezia.

Già questo farebbe comprendere l’inesistenza di fondate motivazioni, qualora l’allontanamento da Venezia di Farina fosse stato disposto per sua inefficienza”. Romanelli, come tutti gli addetti ai lavori, dal personale penitenziario agli operatori fini al mondo del volontariato, spera che si chiariscano i motivi dell’improvvisa revoca spiegata come “provvedimento di sospensione temporaneo per motivi organizzativi”.

Per qualcuno il direttore si è dimostrato fin troppo attivo, dal contesto veneziano a quello nazionale come dimostra lo stretto legame con il Vaticano, motivo per cui potrebbe essere risultato anche ingombrante. Per ora nessuno vuole dare spiegazioni, a partire da Roma. Molte le dimostrazioni di stima espresse in questi giorni come quelle del “Granello di senape”, associazione di volontariato penitenziario, che auspica che si augura il ritorno quanto prima del dottor Farina per proseguire tutte quelle iniziative “che hanno dato nuove speranze alla popolazione detenuta di Venezia nonostante i vari problemi che ci sono”.

“Questo provvedimento preoccupa perché fa intravedere l’intenzione di costruire intorno ai più sfortunati, anche se colpevoli, muri sempre più alti e fili spinati intorno”, sottolinea Mara Rumiz di Emergency.