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di Maria Paola Scaramuzza

Corriere del Veneto, 5 giugno 2024

Una vita spesa per i bisogni dei fedeli nelle parrocchie che ha guidato, il ruolo quasi trentennale di cappellano del carcere maschile di Venezia, fino alla più recente cura pastorale nella casa di reclusione femminile alla Giudecca. Poco dopo la mezzanotte di lunedì è morto don Antonio Biancotto, sacerdote diocesano 66enne, originario della parrocchia di San Magno a Portegrandi (Quarto d’Altino). Era ricoverato all’ospedale civile di Venezia. Lo ha portato via un tumore che non ha spento, fino alla fine, l’umiltà e positività per cui la comunità veneziana lo ricorda.

“C’è qualcosa da condividere anche nei momenti più drammatici, c’è la verità della nostra condizione da riconoscere e raccontare. E c’è la luce anche quando a molti sembra che stia per iniziare la notte”, aveva detto poche settimane fa dal capezzale al periodico diocesano Gente veneta. “Fino a qualche giorno fa lo sono andato a trovare - racconta il direttore del carcere di Santa Maria Maggiore, Enrico Farina Era consapevole di assumere cure palliative eppure mi parlava di quanto credesse nella prospettiva di inserimento lavorativo dei detenuti in un percorso comunitario”. Grazie a lui i reclusi hanno potuto incontrare Papa Francesco in visita il 28 aprile al padiglione della Santa Sede alla Giudecca.

“Di lui rimangono sensibilità, umiltà e silenzio. La semplicità che riusciva a manifestare senza ostentazione - ricorda commosso il garante comunale dei detenuti, Marco Foffano - Al carcere femminile era emersa la necessità di una cucina per le donne in semilibertà. Lui si era subito attivato, il bonifico è arrivato questa mattina (ieri, ndr)”. Tra le esperienze pastorali anche l’evangelizzazione di strada. “Andava a Rialto, in alcune notti affollate dai tour alcolici, ma anche con un piccolo gruppo di evangelizzatori per aiutare le persone vittime della tratta e prostituzione nelle strade di Marghera”, aggiunge l’assessore Simone Venturini alla Coesione sociale.