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di Anna Maselli

Corriere del Veneto, 5 luglio 2025

Dieci nuovi agenti penitenziari entro fine ottobre e l’arrivo imminente del nuovo direttore del carcere femminile. È quanto ha promesso il ministro della Giustizia Carlo Nordio dopo il lungo colloquio avuto ieri con il patriarca di Venezia Francesco Moraglia, da sempre attento alle condizioni dei detenuti nelle due case circondariali del centro storico. Come denunciato più volte dall’associazione Antigone, le carceri italiane presentano tassi di sovraffollamento record, carenza di personale, diritti compressi e difficoltà ad accedere a misure alternative alla pena. Così Moraglia e Nordio hanno messo al centro le criticità di Santa Maria Maggiore e del penitenziario femminile della Giudecca. Cosa si sta facendo? Cosa si potrebbe fare per migliorare?

Come garantire i diritti dei detenuti sanciti anche dalla Corte europea dei diritti umani? Il patriarca ha ribadito l’impegno che contraddistingue la Chiesa veneziana dentro e fuori le mura del carcere: “Attraverso l’opera della Caritas diocesana - spiega il vescovo Moraglia - portiamo avanti una serie di progetti di educazione e reintegrazione sociale a favore di chi è sottoposto a misure detentive per favorirne la promozione umana, l’integrazione e il reinserimento lavorativo”.

Per far questo servono anche strutture temporanee, un tetto sopra la testa per chi esce di prigione: nei mesi scorsi la Curia ha predisposto otto mini alloggi presso la Casa San Giuseppe alle Muneghette mentre è in cantiere la sistemazione di 24 ulteriori posti letto fra Venezia e la terraferma (la consegna è prevista entro la fine dell’anno giubilare). A questi si aggiungono altre strutture e appartamenti a Campalto, piazzale Roma, Marghera, Zelarino. Sotto il profilo lavorativo, oltre ai tanti laboratori che da anni portano avanti le cooperative (Il Cerchio, Rio Terà dei Pensieri e altre), la Diocesi ha sottoscritto un accordo con la Procuratoria di San Marco: i detenuti di Santa Maria Maggiore ammessi al lavoro esterno potranno essere impiegati in Basilica come operai, carpentieri, addetti alla sorveglianza, oppure ancora coinvolti in visite guidate con personale della struttura detentiva e organizzare proiezioni e illustrazioni delle opere d’arte direttamente in carcere. Un impegno a tutto tondo insomma, che pone al centro la persona che ha sbagliato ma cerca una seconda possibilità. Senza il personale, però, lo sforzo è vano: da qui la richiesta di potenziare le risorse e migliorare le condizioni lavorative degli agenti. Per rendere il contesto carcerario più vivibile e umano.