Corriere del Veneto, 8 ottobre 2020
Mancano le aree comuni, gli spazi attrezzati, i bagni e gli spogliatoi separati. Si finisce persino per usare come schedari vecchi frigoriferi. Era già un problema un anno fa, ora in tempi di pandemia rischia di diventare una miccia. E qualche esplosione, pur contenuta, c'è già stata.
Ieri mattina, davanti al carcere di Santa Maria Maggiore, Franca Vanto e Gianpietro Pegoraro della Fp Cgil, assieme ai delegati sindacali delle due case circondariali veneziane, sono tornati a chiedere maggiori investimenti. "Oggi ci sono 148 agenti e 220 detenuti solo qui nel carcere maschile - ricorda Pegoraro - C'è un cortile che può ospitare giusto trenta persone, due ali in fase di ricostruzione mai completate".
La mancanza di spazi collettivi si fa più pesante quando cresce l'insicurezza, come a causa del Covid-19. Il risultato sono anche le aggressioni, come quella della settimana scorsa ai danni di un secondino: "Abbiamo chiesto alla dirigenza come mai non abbia trasferito il detenuto, ci hanno risposto che hanno provveduto con misure disciplinari. Ma non è questo il protocollo".
Per "stare bene dentro", come recita il nome della campagna promossa dal sindacato, serve però anche maggiore impegno sulla formazione: "I detenuti fanno già molto qui, tra borse, magliette e altri prodotti - ricorda Vanto - Restituire loro il senso del lavoro, la dignità della retribuzione, è importante, ma è solo il primo passo. Poi serve anche maggiore preparazione per gli agenti, che spesso si trovano anche a dover gestire personale psichiatrico, magari senza esserne consapevoli. Con il Pon Metro i soldi ci sono, ora però bisogna decidere come spenderli al meglio".










