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di Vera Mantengoli

Corriere del Veneto, 15 ottobre 2025

Il caso Farina. Il ministero: ragioni organizzative. Detenuti e associazioni preoccupati. In questi due anni aveva portato il carcere in città, dimostrando ai detenuti la strada per un concreto riscatto sociale e alle aziende la possibilità di assumere con ridotti sgravi fiscali. Una formula vincente che aveva permesso a Enrico Farina, nato a Salerno nel 1977 e arrivato a Venezia come direttore di Santa Maria Maggiore nel 2023, di tessere in poco tempo numerosi protocolli con diverse istituzioni in città come la Biennale, l’Ava, l’Usl 3 e da ultimo le Gallerie dell’Accademia. E potrebbe essere stata proprio questa sua instancabile attività ad aver “disturbato” i piani alti della complessa macchina del ministero della Giustizia.

Queste le voci che giravano ieri alla notizia della sua improvvisa e inaspettata assenza e delle ferie richieste fino al 21 ottobre. Di certo c’è solo la conferma da parte del ministero di un “provvedimento di sospensione temporanea per ragioni organizzative”, ma nessuno sa quanto potrebbe durare, né chi potrebbe essere ufficialmente nominato al suo posto. Ormai si dà come reggente sicuro il direttore del carcere di Rovigo Mattia Arbia, che potrebbe essere coadiuvato dalla vice direttrice di Verona Rossana Gargano o dal direttore di Belluno Alberto Quagliotto. Fatto sta che Farina è stato trasferito al Provveditorato regionale dell’amministrazione penitenziaria di Padova.

Tecnicamente non è un demansionamento, dato che in alcuni uffici ci sono figure con qualifiche molto alte, anche più della doppia laurea di Farina. Di fatto però tutti i progetti avviati da Farina rimarranno “orfani”, le attività in carcere passeranno sotto un’altra direzione e il rapporto costruito con i detenuti subirà una brusca interruzione.

“Ci auguriamo di cuore che sia una questione temporanea - dice il consigliere comunale Paolo Ticozzi del Pd - La speranza è che non sia una rimozione politica. Con un sottosegretario alla giustizia che godeva al pensiero di non fare respirare i detenuti nei blindati, ci si può aspettare di tutto, soprattutto verso chi interpretava il carcere come luogo di rieducazione e reinserimento, adoperandosi molto per far lavorare all’esterno i detenuti”.

Il riferimento è a una voce che girava ieri su una presunta telefonata - molto accesa - che ci sarebbe stata negli scorsi giorni tra Farina e il sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro. Da qui la tesi della punizione per il temperamento molto attivo e “social” di Farina. Intanto però il vuoto si è fatto subito sentire, tanto che ieri i detenuti si chiedevano con preoccupazione dove fosse finito il direttore. Grazie a lui era passato il messaggio in questi mesi che con l’impegno si poteva ottenere una seconda chance.

“Sono abbastanza sorpreso e non riesco a comprendere cosa possa essere successo per un provvedimento di questo tipo - ha detto Renato Alberini, presidente della Camera penale veneziana, che con lui nei giorni scorsi aveva inaugurato la biblioteca in tribunale, assumendo un detenuto - La collaborazione con questo direttore è stata importante e proficua”.

Tante le collaborazioni, dallo stretto rapporto con il Vaticano alle istituzioni veneziane, tutte raccontate su Facebook. Ora la paura tra gli operatori è che il carcere maschile di Venezia ripiombi in quello stato di abbandono che trovò Farina quando arrivò, segnato da un suicidio e da un crescente sovraffollamento.