Corriere del Veneto, 7 maggio 2024
Quasi 250 detenuti e di questi due terzi sono stranieri, in prevalenza di origine tunisina, albanese e marocchina. Numeri che confermano il sovraffollamento del carcere di Venezia del 155 per cento. È la denuncia di Elisabetta Zamparutti, dell’associazione Nessuno tocchi Caino che ieri assieme alla Camera penale veneziana ha organizzato il convegno su “Sovrappopolamento e recidiva” dopo aver effettuato la visita all’interno. “La situazione a Santa Maria Maggiore però non è la peggiore - spiega Andrea Franco, della commissione Carcere della Camera penale - Ci sono quattro detenuti psichiatrici che non dovrebbero stare lì. Come Camera penale vogliamo creare un programma anti-suicidio che prevede l’intervento anche dell’Usl che serva da prevenzione”.
Dei 246 detenuti, 53 sono in attesa del primo giudizio, 28 condannati non definitivi e 149 in via definitiva. “Uno dei problemi maggiori è l’assenza di assistenza psicologica adeguata”, insiste Zamparutti. Mentre Debora Serracchiani, responsabile della Giustizia del Partito democratico sottolinea che il dato più preoccupante “è quello del sovraffollamento”. “Non aiuta poi la presenza di alcuni detenuti psichiatrici accertati o con problemi di tossicodipendenza - dice -. C’è poi il problema del presidio sanitario che non è presente all’interno del carcere che necessita di avere una presenza psicologa superiore alle ore oggi garantire. Ma la prospettiva è buona perché il direttore vuole impegnarsi molto su attività di formazione e lavorative”.
L’obiettivo infatti è quello di recuperare degli spazi alla vecchia casa lavoro alla Giudecca che potrebbero essere adibiti ai semi-liberi e all’attività lavorativa. “Un modo per abbattere la recidiva - spiega Serracchiani -. Formarli, farli lavorare e dare loro una opportunità esterna per il reinserimento”. Potrebbero essere impiegati in strutture alberghiere, di ristorazione o in società di igiene ambientale per piccole mansioni: lavorerebbero durante il giorno e rientrerebbero alla sera.
“Ma sono un’esigua minoranza - precisa l’associazione Nessuno tocchi Caino -. Ci sono quelli in attesa di giudizio, quelli che devono aver maturato i requisiti e non avere problemi disciplinari”. All’incontro hanno partecipato anche il presidente della Camera penale Renato Alberini, Annamaria Marin responsabile carcere della Camera penale e Sergio d’Elia segretario nazionale di Nessuno tocchi Caino.










