di Gianluca Amadori
Il Gazzettino, 16 ottobre 2019
Non c'è alcun mistero sulla morte di Maria Teresa Trovato Mazza, Sissy, l'agente di polizia penitenziaria ventottenne, originaria di Taurianova, il cui corpo fu rinvenuto il 1 novembre del 2016, riverso al suolo, in un lago di sangue, in un ascensore dell'ospedale civile di Venezia (dove si era recata a fare visita ad una detenuta), con un proiettile che le aveva trapassato il cranio. La giovane si è spenta lo scorso 12 gennaio, dopo un calvario durato due anni.
A conclusione delle indagini integrative disposte dal Gip, la Procura di Venezia ha confermato la richiesta di archiviazione del fascicolo, ritenendo assodato che si sia trattato di un suicidio, come ipotizzato fin dalla prima richiesta di archiviazione. Il legale che assiste la famiglia della vittima ha già annunciato che presenterà ancora opposizione, allegando nuovi elementi acquisiti grazie alla collaborazione di consulenti tecnici.
È stato il procuratore Bruno Cherchi, ieri mattina ad illustrare i risultati delle indagini integrative, chieste dai familiari della vittima. Gli inquirenti hanno visionato nuovamente tutti i video delle telecamere dell'ospedale, dai quali non risulta alcuna persona sospetta sulle scale o nell'ascensore; nessuno in fuga, attorno a mezzogiorno. Fermo restando che avrebbe lasciato tracce di sangue.
La Procura ha anche individuato la persona inquadrata da una telecamera mentre transitava in un corridoio e si era girato verso l'ascensore (non inquadrato da alcuna telecamera): ha riferito di non aver visto né sentito nulla.I consulenti del pm Elisabetta Spigarelli hanno quindi spiegato che può capitare che la pistola resti impugnata nella mano di chi si è autoinferto un colpo, senza cadere a terra. Anche la mancanza delle impronte di Sissy non è un mistero: quasi mai restano su quel tipo di pistola, a causa della zigrinatura dell'impugnatura e dei lubrificanti utilizzati per pulizia e manutenzione.
Le analisi hanno confermato la presenza sulla pistola di materiale ematico della sola vittima. Mentre gli esperti sostengono che nel 25 per cento di casi simili, sul vivo di volata non restano tracce di sangue anche se la canna della pistola è stata appoggiata alla tempia della vittima.
Dubbi fugati anche in relazione al cellulare di Sissy: la difesa ipotizzava che la giovane l'avesse portato con sè in ospedale e che qualcuno (l'assassino?) lo avesse poi spostato, riportandolo in carcere. Tesi che avrebbe circoscritto il perimetro dei possibili responsabili. Gli accertamenti sulla scheda sim hanno però appurato che quel telefonino è stato sempre nell'armadietto del carcere, dove è stato rinvenuto dopo che Sissy fu trovata moribonda: ha agganciato la cella della Giudecca due volte nel primo mattino del 1 novembre e poi alle 10.30: Sissy alle 11 era già all'ospedale (che dista circa 40 minuti di motoscafo dal carcere).
Il secondo cellulare dell'agente non risulta aver mai generato traffico la mattina del 1 novembre. La Procura ha effettuato accertamenti anche sul cellulare della collega ed ex compagna di Sissy, che quella mattina ha agganciato la cella di via Torino a Mestre, dove la ragazza risiede, e stava riposando dopo aver effettuato un turno notturno. Per accreditare l'ipotesi di un suicidio, il pm cita infine le dichiarazioni della compagna di Sissy, secondo la quale la ventottenne stava passando un periodo di depressione. La richiesta di archiviazione dovrà essere ora presa in esame dal Gip.










