di Veronica Tuzii
Corriere del Veneto, 17 aprile 2024
“Siamo con voi nella notte”. È la scritta che campeggia su un muro del cortile destinato all’ora d’aria della Casa di reclusione femminile della Giudecca. Un’opera che rappresenta un invito a liberarsi dai confini simbolici e vivere liberi, anche dai pregiudizi. A firmarla il collettivo Claire Fontaine, lo stesso che ha dato il titolo alla 60. Biennale d’Arte, “Stranieri Ovunque - Foreigners Everywhere”. Il Dicastero per la Cultura e l’Educazione vi partecipa dedicando il Padiglione della Santa Sede (partner del progetto il ministero della Giustizia-Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria) al tema dei diritti umani e alla figura degli ultimi, perno centrale del Pontificato di Papa Francesco, che il prossimo 28 aprile visiterà il Padiglione, proprio all’interno del carcere veneziano. Il cardinale José Tolentino de Mendonça, Prefetto del Dicastero per la Cultura e l’Educazione della Santa Sede e Commissario del Padiglione, ha affidato la curatela della mostra “Con i miei occhi” a Chiara Parisi e Bruno Racine, che hanno chiamato otto artisti. E se il Papa arriverà in elicottero il 28 alle 8 (prima tappa visita che lo porterà poi alla Chiesa della Salute e in Piazza San Marco), le persone che vogliono visitare dal 20 aprile al 24 novembre la mostra dovranno prenotarsi sul sito Coopculture.it. A condurre le visite guidate sono detenute-conferenziere. Il visitatore trova sulla Fondamenta “Father”, la grande opera di Maurizio Cattelan sulla facciata della Cappella: due enormi piedi che hanno fatto molta strada, rimando all’iconografia del “Cristo morto” di Mantegna e della crocifissione dipinta da Caravaggio. La visita inizia dopo aver consegnato documento d’identità, borse e cellulare. “Il percorso senza telefoni e documenti permette alle detenute di guidare i visitatori “con i loro occhi”, rimarcano i curatori. Noi siamo stati accolti da Paola e Manuela. La prima tappa è nella caffetteria tappezzata dalle opere dell’icona della pop art Corita Kent (unica artista non vivente), suora artista, attivista e pacifista. Sui muri della calle Cavana sfilano placche di lava smaltata create da Simone Fattal, un percorso di riscoperta dell’io attraverso versi di Shakespeare, Etel Adnan e delle detenute della Casa. In fondo un’altra opera di Claire Fontaine, un occhio sbarrato, metafora della gente che non vuol vedere. Racconta le 12 ore prima dell’uscita dal carcere un cortometraggio di 16 minuti di Marco Perego con protagonista Zoe Saldana girato nel cuore della Casa di reclusione e reso speciale dall’intensa partecipazione delle detenute in veste di attrici. Si prosegue con la galleria di ritratti degli affetti realizzata da Claire Tabouret partendo da fotografie consegnategli dalle detenute. La nostra guida si commuove: “questa è mia nonna e ci sono anche io, a 11 mesi”. L’approdo è nella chiesa sconsacrata dedicata a Santa Maria Maddalena degli Angeli con l’installazione di Sonia Gomes composta da sculture sospese, dal titolo “Sinfonia”. Manca un’artista, la coreografa e danzatrice, Bintou Dembélé, che in settembre proporrà una coreografia composta per le detenute e con la loro partecipazione. Uscendo dal percorso, “Sapremo ancora cos’è “vedere con i nostri occhi”?”, chiede il Cardinal José Tolentino de Mendonça.











