di Costanza Francesconi
Corriere del Veneto, 28 maggio 2024
È la prima volta in Italia. “Così combattiamo le recidive”. Un detenuto di Venezia sta finendo di scontare la pena impiegato nella cucina di un albergo cittadino. Esce la mattina e rientra la sera, percepisce regolare stipendio e vive nella sezione “semi liberi” di Santa Maria Maggiore, la più vicina alle mura. A Belluno dieci ospiti della casa circondariale sono stati assunti da un’azienda che vi opera all’interno, mentre alcune detenute al carcere della Giudecca, formate come operatrici ai piani, sono pronte a prestare servizio in aziende a caccia di personale.
Il lavoro come chance per tornare alla vita libera è la sfida intrapresa da direzione dei servizi sociali della Regione Veneto, Provveditorato regionale amministrazione penitenziaria triveneto (Prap) e Veneto lavoro, secondo un “modello Veneto” inedito in Italia. “I centri per l’impiego entrano nelle carceri integrando pubblico e privato, dove quel “pubblico” permette ai detenuti ammessi al lavoro all’esterno (secondo le prescrizioni dell’articolo 21 dell’ordinamento penitenziario, ndr) di accedere alle politiche attive come qualsiasi cittadino disoccupato, di essere iscritti al collocamento mirato se in possesso di certificato di invalidità Inps, e di impegnarsi in tirocini interni ed esterni alle strutture in cui si trovano”, ha spiegato Alessandra Rossi di Veneto lavoro, ieri alla presentazione di un caso esemplarmente riuscito nella sede dell’Associazione veneziana albergatori (Ava).
Il programma per il reinserimento sociale e lavorativo dei detenuti è esteso alle nove carceri di Belluno, Padova, Rovigo, Treviso, Venezia, Verona e Vicenza attraverso diciassette proposte di Garanzia di occupabilità dei lavoratori (Gol) finanziate da fondi Pnrr dedicati ai disoccupati e persone in cerca di nuove occupazioni.
Tre “Gol” riguardano Venezia: un corso per operatrici ai piani nel carcere femminile alla Giudecca, uno per impiantisti elettrici e uno per operatori di sala e cucina a Santa Maria Maggiore. In quest’ultimo ambito, Ava ha chiuso il cerchio di domanda e offerta nel mercato del lavoro turistico-ricettivo. “Estenderemo l’iniziativa alle altre sedi associative territoriali - annuncia il vicedirettore Ava Daniele Minotto -. Il 70 per cento delle persone carcerarie sono recidive, le aziende devono contribuire ad abbattere questo tetto creando opportunità di lavoro. A Venezia servono 800 lavoratori l’anno nel settore turistico-alberghiero, spazio ce n’è e la legge Smuraglia prevede inoltre sgravi contributivi e fiscali per le imprese o cooperative che assumono detenuti in stato di reclusione o ammessi al lavoro all’esterno”.
Tutti i detenuti devono scontare la propria pena, cambia la modalità per chi dispone di determinati requisiti giuridici. “Grazie a questa misura alternativa il carcere diventa risorsa per liberare potenzialità dei singoli” evidenzia Angela Venezia, direttrice dell’ufficio detenuti e trattamento del Provveditorato. “Si comincia da lavori domestici in carcere per passare a un corso di formazione con Veneto lavoro, ad attività più strutturate, fino all’inserimento esterno- spiega il direttore carcere maschile Venezia Enrico Farina -. i detenuti mi chiedono come accedere al percorso. Gli rispondo che dipende dalla loro volontà e dall’impegno che metteranno in questo percorso”.









