di Vera Mantengoli
Corriere del Veneto, 4 luglio 2025
Il protocollo d’intesa tra la procura, la casa circondariale e il patriarca Francesco Moraglia: “Una possibilità per riabilitarsi”. La Basilica di San Marco si apre ai detenuti. Lo hanno annunciato mercoledì 2 luglio nella sala conferenze di Sant’Apollonia il patriarca Francesco Moraglia, il primo procuratore Bruno Barel ed Enrico Farina, direttore del carcere maschile di Santa Maria Maggiore, firmando un protocollo d’intesa. Non appena ci saranno i margini giuridici che permettono a un ristretto gruppo di lavorare in regime di semilibertà, la Procuratoria (ente che ha competenze di tutela, amministrazione e manutenzione della Basilica) si è detta disponibile ad accogliere restauratori, carpentieri, muratori e informatici, ma non solo.
Personale e reclusi in Basilica - Fedeli al principio che la Basilica di San Marco è di tutti, la Procuratoria ospiterà il personale della casa circondariale e i reclusi autorizzati per delle visite guidate all’interno ed entrerà in carcere per mostrare attraverso filmati e illustrazioni, le opere d’arte che custodisce. “Con la gestione della pena si gioca la cultura della società - ha detto il Patriarca - I due momenti più difficili per chi è in carcere sono l’ingresso e l’uscita, quando subentra la paura di rientrare nella società. Chi sbaglia è giusto che paghi, ma anche che si offra una pena riabilitativa alla persona”.
Casa Vianello a Mestre - A questo proposito Moraglia ha anche ricordato come la Curia stia lavorando per aprire la Casa Vianello a Mestre da dieci posti per chi esce dal carcere e non sa dove andare e come sia da subito disponibile un appartamento a Marghera con quattro posti. “Vogliamo dare un contributo concreto all’attuazione dei valori costituzionali che riconoscono dignità alle persone recluse”, ha aggiunto Barel ricordando il contributo della Caritas e di Renato Brunetta, presidente del Cnel e procuratore. “Come Cnel abbiamo già proposto un disegno di legge per incentivare la formazione e il lavoro in carcere - ha spiegato Brunetta, anche lui procuratore di San Marco - Sempre il Cnel ha supportato lo studio del Censis Recidiva Zero che dimostra come la recidiva si abbassi dal 70 al 2 per cento quando un soggetto lavora. Questo dimostra come il lavoro in carcere sia importante per la società e per l’individuo”.
La ricerca di lavoratori nelle carceri - Nel corso dell’incontro, come ha raccontato Farina, è emerso quanto le aziende puntino sempre di più a cercare lavoratori nelle carceri. “Grazie alla Legge Smuraglia il privato - ha spiegato il direttore - può beneficiare di una riduzione degli oneri contributivi che può arrivare al 95 per cento e ottenere un credito d’imposta fino a 500 euro”. A oggi comunque le società sembrano intenzionate anche ad assumere oltre i sei mesi se la persona dimostra motivazione e serietà, come avvenuto in diversi casi. “Il nostro carcere ha una capienza di 165 detenuti e ora ne ospita 275 - ha proseguito Farina - Oggi ci sono 90 detenuti che lavorano nei settori della ristorazione, della manutenzione e del Cup dell’azienda Serenissima”.
I benefici del lavoro in carcere - Il Patriarca Moraglia ha in sintesi riassunto i benefici del lavoro in carcere: la persona detenuta può riappropriarsi della dignità e dimostrare a se stessa di avere una seconda possibilità per tornare nella società e la società stessa mette in pratica la Costituzione e il diritto a una pena riabilitativa. Infine, la Procuratoria contribuisce alla crescita della persona aprendo le porte alla fede e alla bellezza delle opere della Basilica per compensare la condizione di essere tra le mura di un istituto.











