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di Vera Mantengoli

Corriere del Veneto, 20 dicembre 2024

“Diamo ai detenuti una nuova prospettiva di vita”. Il carcere di Santa Maria Maggiore e la scelta della ditta di restauro Lares: “Sfruttati gli incentivi della legge Smuraglia con 5 reclusi: hanno tanta voglia di mettersi in gioco”. Dal carcere di Santa Maria Maggiore a Piazza San Marco. Hanno dimostrato di volersi mettere in gioco e di avere le carte per farlo i cinque detenuti assunti dalla ditta di restauro Lares che opera in tutta Italia. A Venezia sono stati due i ristretti che, dopo i colloqui effettuati, hanno ottenuto l’articolo 21 che permette loro di uscire alla mattina, raggiungere i colleghi a San Marco e poi tornare in carcere alla sera.

“Il progetto realizzato con Lares rappresenta un pilastro fondamentale nel percorso di reinserimento sociale dei detenuti - ha spiegato il direttore di Santa Maria Maggiore, Enrico Farina - Attraverso il recupero e la valorizzazione delle competenze professionali, offriamo opportunità concrete che consentono ai partecipanti di costruire una nuova prospettiva di vita, contribuendo al contempo alla tutela e al recupero del patrimonio culturale della città”.

L’azienda e sa scelta sociale - Da qualche anno la società Lares dedica spazio all’inclusione sociale, declinandola su più livelli. L’incontro con il mondo del carcere è arrivato qualche giorno fa grazie all’intermediazione dell’associazione Seconda Chance, fondata dalla giornalista di La7 Flavia Filippi e portata avanti a Venezia dalla collega Giovanna Pastega. Qualche giorno fa Lares ha organizzato alla Fondazione Querini Stampalia un incontro sui temi dell’inclusione sociale, della parità di genere e dell’accessibilità, invitando tutti 110 dipendenti ad ascoltare diversi relatori, da Pastega a Sergio Bettini. “Siccome avevamo notato che qualche dipendente era perplesso nei confronti della nostra scelta di assumere dei detenuti, abbiamo pensato di parlarne apertamente insieme ad altri temi, invitando loro stessi e il direttore del carcere Enrico Farina- spiega l’ad e direttrice tecnica di Lares, Donata Cherido - Alla fine tutti si sono ricreduti. Questo ci ha confermato quanto sia importante per le aziende non solo fare buone azioni, ma anche dedicare tempo alla formazione”.

La leva legislativa - I detenuti sono stati assunti con la legge Smuraglia che permette degli sgravi fiscali per i primi sei mesi, ma Lares si è già resa disponibile a prolungare la collaborazione. “Ci stiamo trovando benissimo perché non solo abbiamo trovato persone che sanno svolgere i lavori che cercavamo, ma hanno tantissima voglia di mettersi in gioco e davvero non perdere questa possibilità di riscatto - prosegue Cherido - Siamo una società di restauro, ma al di là di questa professione abbiamo bisogno anche di manovali che sappiamo fare la malta bene e capaci di svolgere lavori a volte faticosi e che sappiano insegnare agli altri come farli”.

Esperienze positive - Per i due detenuti di Venezia le porte del carcere si sono aperte nientepopodimeno che sulla Basilica di San Marco e su Palazzo Ducale dove ogni giorno si recano per svolgere i lavori nei cantieri che occupano da più di un anno la Piazza. Non solo. L’incontro alla Fondazione Querini Stampalia si è concluso con una cena tra gli scaffali pieni di libri. “Erano felicissimi e si guardavano attorno increduli di quello che stava succedendo - racconta Cherida - Lo stesso è stato per noi perché ci siamo resi conto di come parlare sia servito ad abbattere i pregiudizi e a rafforzare il legame tra le persone”. Su cinque detenuti, due lavorano a Venezia, due a Padova al Castello dei Carraresi e uno al Castello di Novara, ma è solo l’inizio di un modello che potrebbe diffondersi e si spera contagi anche altre aziende.

“Questo tipo di iniziativa trasmette ai detenuti il valore del lavoro come strumento di dignità e responsabilità sociale, favorendo un percorso di reintegrazione sostenibile e costruttivo - ha detto Farina - Quest’anno, inoltre, ben 13 aziende hanno manifestato la disponibilità ad assumere detenuti attraverso i benefici previsti dalla Legge Smuraglia, che incentiva le imprese a offrire opportunità lavorative a persone in esecuzione penale. Questo rappresenta un grande risultato nel nostro impegno verso il reinserimento sociale e professionale”.