di Monica Zicchiero
Corriere del Veneto, 12 febbraio 2025
I bambini delle detenute non escono mai dal carcere (a custodia attenuata Icam) perché non c’è nessuno che li accompagni all’asilo. Gli stranieri che scontano l’ultimo anno in esecuzione esterna non possono ottenere la residenza quindi non hanno carta d’identità né cure mediche. Il fine della pena getta in prostrazione chi non ha alloggio e prospettive di lavoro, ricorda la neo garante per i diritti delle persone private della libertà personale Rita Bressani. E c’è chi finisce alla mensa della Caritas, testimonia il direttore Franco Sensini. Con l’audizione della decina tra onlus e istituzioni che si occupano dei detenuti, la commissione Sociale presieduta da Paolo Tagliapietra ha acceso un faro sul lavoro che svolgono educatori, religiosi, professionisti e volontari e sono emersi cortocircuiti normativi e regolamentari.
I bambini che vivono da detenuti sono un grande cruccio per Carla Forcolin, ex presidente della Gabbianella, associazione che per 16 anni ha accompagnato i figli delle detenute alla materna e seguito l’affidamento dei piccoli all’esterno al terzo, poi al sesto, anno di età. “Disdicemmo il protocollo quando un bambino fu portato via di forza durante la festina del sesto compleanno per l’affidamento giudiziario”, ricorda. Adesso all’Icam vivono un infante e una bambina di quattro anni, ragguaglia Vincenzo De Nardo, Fondamenta delle Convertite: “Non escono mai, neanche per una passeggiata. E sono state annullate feste come quella della donna e il pranzo di Natale”.
Sono diversi gli appartamenti per la prima accoglienza dopo il fine pena; ne ha il Comune, la Caritas, l’associazione Rio Terà dei Pensieri. “Ma gli stranieri hanno il permesso di soggiorno sospeso e non possono avere la residenza. Che serve per l’esecuzione esterna”, segnala Vania Carlot, Rio Terà. I corsi di formazione, lingue, informatica, italiano e le attività artigianali, il centro di ascolto Caritas e i protocolli con le società partecipate del Comune rendono possibile il lavoro. “Sui bambini dell’Icam si faccia il punto in una commissione, trattando anche la mia interrogazione di ottobre”, esorta Paolo Ticozzi, Pd. “Ogni istituto è un’isola a sé - premette la garante Bressani -. Il lavoro che ritengo di poter fare è quello di rete, operativo. Piccolo esempio: i fornellini a gas da campeggio in cella possono essere un serio problema e si tenta di comprare piastre elettriche. Conoscendo la realtà interna si possono dare suggerimenti che cambiano molto l’organizzazione”.









