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di Giacomo Costa

Corriere Veneto, 13 dicembre 2022

L’uomo, trevigiano di Gaiarine, nel settembre del 2021 era stato arrestato assieme ad altri quattro con l’accusa di spaccio. La sveglia, la colazione, il rientro in cella, tutto nella norma, poi il malore improvviso, il mancamento da cui non si è più ripreso, nonostante l’immediato allarme dato dai compagni e gli sforzi dei sanitari del 118. Giovedì mattina, negli spazi del carcere di Santa Maria Maggiore, a Venezia, il detenuto 43enne Maurizio Moras è morto per quello che sembra essere un episodio imprevedibile, ma su cui ora la procura vuole provare a fare chiarezza.

La pm di turno, Elisabetta Spigarelli, ha infatti disposto l’autopsia sul corpo di Moras: pur non sospettando il coinvolgimento di altri in quello che pare essere stato un collasso fatale, il medico legale potrà tentare di stabilire almeno come sia avvenuta la disgrazia. Moras non aveva dato segni di cattiva salute, giovedì mattina si è alzato regolarmente e ha potuto raggiungere gli spazi per la colazione senza problemi. Una volta rientrato in cella, però, è crollato: la chiamata ai soccorsi è partita immediatamente e si è cercato a lungo di rianimare il 43enne, purtroppo senza successo.

L’uomo, trevigiano di Gaiarine, nel settembre del 2021 era stato arrestato assieme ad altri quattro con l’accusa di spaccio: il suo gruppo è stato accusato - e condannato tre mesi fa - di gestire una rete di distribuzione di eroina, cocaina e marijuana, attiva tra il Pordenonese e il Trevigiano, in particolare nel territorio di Sacile. Per il suo ruolo nella banda - nell’indagine era stato descritto come un luogotenente operativo - Moras si era visto assegnare quattro anni e otto mesi, dopo un primo periodo passato ai domiciliari in attesa del processo; i suoi avvocati, comunque, avevano già anticipato l’intenzione di ricorrere in appello.