di Francesco Furlan
La Nuova Venezia, 3 giugno 2024
Il 31enne era rinchiuso a Venezia per tentato omicidio: lascia la compagna e tre figli. Un detenuto rinchiuso nel carcere di Santa Maria Maggiore a Venezia si è suicidato, la mattina del 2 giugno, impiccandosi in cella quando gli altri detenuti che condividevano con lui la stanza erano fuori. La vittima è un cittadino rumeno di 31 anni che era in carcere da due mesi per tentato omicidio. L’uomo era stato arrestato a inizio aprile per l’accoltellamento, avvenuto il 26 febbraio in Corso del Popolo, del titolare del bar Skb, al civico 90. Ubriaco, al rifiuto del barista di pagare il conto il giorno successivo, aveva accoltellato il titolare bengalese del locale.
L’uomo era stato individuato dagli agenti del commissariato di Mestre a distanza di due giorni dall’episodio ma i tempi tecnici della giustizia ne avevano consentito l’arresto, su ordinanza di custodia cautelare, un mese più tardi. Il 31enne, residente a Mestre da anni, lascia la compagna e tre figli. Il suicidio ha scosso la casa di reclusone e tutti gli operatori. Nel pomeriggio di ieri il garante per i detenuti, l’avvocato Marco Foffano, è stato in carcere per cercare di capire che cosa fosse accaduto.
“Non era considerato un detenuto a rischio, non aveva mai fatto gesti di autolesionismo. È un suicidio che arriva in un periodo in cui il direttore si sta molto impegnando per costruire, con i volontari, opportunità di lavoro e di crescita culturale per i detenuti. È un suicidio che conferma come questa sia un’emergenza per le nostre carceri”.
Nel 2023 erano stati tre i suicidi nel carcere di Santa Maria Maggiore. La notizia ha scosso anche gli avvocati che stavano assistendo il 31enne, Stefania Pattarello e Marco Marcelli. “Per noi è stato un gesto inaspettato”, dice Marcelli, “era stato fissato il giudizio immediato, avevamo raggiunto un accordo con la procura per il patteggiamento e stavamo preparando l’istanza di scarcerazione”.
E invece il 31enne ha deciso di togliersi la vita. “Anche a noi non risulta che avesse mai manifestato intenzioni simili”, aggiunge l’avvocato, “ma era molto provato perché non poteva vedere la compagna e i figli”. Voleva tornare a casa per vederli ma c’erano tempi tecnici da rispettare e sull’istanza di scarcerazione si sarebbe dovuto esprimere il giudice. Da inizio anno, in tutta Italia, sono 38 i suicidi in carcere. Due nella giornata del 2 giugno.
Oltre al 31enne a Venezia, si è tolto la vita anche un detenuto rinchiuso nel carcere di Cagliari. “Sale così a 38”, commenta Gennarino de Fazio della UilPa, “il numero complessivo dei suicidi di detenuti dall’inizio dell’anno, cui vanno aggiunti quattro appartenenti al Corpo di polizia penitenziaria che, parimenti, si sono tolti la vita. Mentre la politica sembra assorta fra la campagna elettorale e la separazione delle carriere della magistratura, ciò che tragicamente non si riesce a scindere è la morte dalle carceri”.









