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di Monica Zicchiero

Corriere del Veneto, 6 novembre 2024

Il Garante: si sta facendo molto, ma condizioni complesse. Ha preso una cinghia, si è chiuso in bagno e si è impiccato. Ieri T.M., 41 anni marocchino, detenuto da aprile con una sentenza appellata e due procedimenti in attesa di giudizio, si è tolto la vita nel carcere di Santa Maria Maggiore. Il compagno di cella, vedendo che non usciva, ha tentato invano di aprire mentre allertava gli agenti di Polizia penitenziaria. Accorsi subito e forzata la porta, hanno attivato le manovre di rianimazione. Ma era troppo tardi. “Non aveva dato particolari segni di disagio. Di recente aveva anche visto i propri cari”, riferisce affranto il garante dei detenuti, l’avvocato Marco Foffano, ricordando che è il terzo suicidio da maggio nella casa circondariale di rio Terà dei Pensieri.

Il carcere cittadino non è Poggioreale o l’Ucciardone, non ci sono conclamate guerre tra bande rivali, non si finisce accoltellati nella doccia e il nuovo direttore Enrico Farina che arriva dall’esperienza di educatore a Sant’Angelo dei Lombardi ad Avellino ha raccontato la scorsa settimana alle commissioni consiliari che sempre più detenuti lavorano all’esterno: prima erano due e ora sono 25, perché imparare un nuovo modo di stare al mondo è il modo per proteggere la società e i ristretti.

“Altrimenti la libertà ti arriva come un pugno in faccia”, aveva spiegato ai consiglieri comunali. “I giustizialisti diranno “uno in meno”. Ma parliamo di persone — scuote la testa Foffano —. Si sta facendo molto ma purtroppo le condizioni sono complesse: a fronte di una capienza di 159 detenuti, ce ne sono 270. La polizia penitenziaria è drammaticamente sotto organico e lavora in condizioni di elevato stress perché mancano 30 persone. Io sono garante dei detenuti ma mi occupo anche dei “detenenti” che lavorano in condizioni proibitive: 150 stranieri che spesso non parlano italiano e molti casi di dipendenza e problemi psichiatrici”.

Depressione e suicidi sono emergenze ben chiare alla struttura penitenziaria, tanto che Farina con l’Usl 3 ha realizzato un accordo per formare 11 detenuti a cogliere i segnali di disperazione che portano al suicidio. Non si è fatto in tempo, stavolta, ad avere i peer supporter, i compagni di detenzione che osservano sta tranquillo e zitto perché sta meditando l’uscita estrema e segnalano il rischio. Il carcere ha solo un mediatore culturale, il Comune mette a disposizione i suoi e le proprie strutture anche se non è suo compito. Ma ha professionalità avanzate e non si tira indietro. Nei prossimi giorni le commissioni ascolteranno la direttrice del carcere femminile Mariagrazia Bregoli. In Italia a fronte di una capienza di 47 mila, nelle carceri ci sono 62mila detenuti e da gennaio 78 si sono tolti la vita.