di Silvia Madiotto
Corriere del Veneto, 16 luglio 2024
È andato in bagno, mentre i suoi due compagni di cella dormivano e si è tolto la vita, impiccandosi con un lenzuolo. Nella notte tra domenica e lunedì Alessandro Patrizio Girardi, 37 anni, originario di San Donà di Piave, è morto suicida nella Casa Circondariale di Santa Maria Maggiore, dove era detenuto per reati connessi allo spaccio di stupefacenti. Si tratta del sesto suicidio nelle carceri venete dall’inizio dell’anno. Appena qualche giorno fa un altro detenuto si era tolto la vita, inalando una bomboletta di gas, nel carcere di Montorio (Verona).
Da inizio anno sono 56 i detenuti in Italia che si sono uccisi dietro alle sbarre. “Si tratta di una vera emergenza - interviene il garante dei detenuti di Venezia Marco Foffano - i suicidi in carcere continuano ad aumentare. Il sovraffollamento, il caldo e la carenza di supporto psicologico adeguato porta i più fragili a farla finita. Si tratta spesso di persone che, una volta in carcere, si trovano ad affrontare altre situazioni di grave disagio sociale”.
Nel carcere maschile di Venezia attualmente i detenuti sono 250 ma la capienza effettiva è di 160; a Padova i detenuti sono circa 600, 150 in più rispetto al numero previsto. “Educatori e psicologi sono in numero insufficiente - fa sapere Francesco Morelli di “Ristretti Orizzonti”, l’associazione che opera nel carcere di Padova -, la carenza di agenti della polizia penitenziaria non permette adeguati controlli, in particolare durante il periodo estivo. Problematiche presenti nelle carceri italiane e venete che non vengono risolte”. “Diverse persone all’interno del carcere presentano problemi psichiatrici ma mancano figure professionali per curare queste patologie - interviene il segretario della Fp Cgil Polizia Penitenziaria Giampietro Pegoraro -. Si chiudono in carcere persone che dovrebbero invece ricevere trattamenti in strutture sanitarie, non essere abbandonati alla solitudine in cella”.
La tragedia di Venezia riapre un dibattito che, anche in Veneto, è di strettissima attualità. “Il suicidio è uno degli elementi più misteriosi della psiche umana - ha commentato ieri il ministro per la Giustizia Carlo Nordio. Quello nelle carceri ci riguarda da vicino e cerchiamo di affrontarlo con l’aiuto psicologico, per il quale sono stati stanziati 5 milioni di euro che ci permettono di assumere e retribuire professionisti capaci di capire i segnali di allarme. Ma il rapporto di causa-effetto con il cosiddetto sovraffollamento non è sicuro: negli anni scorsi abbiamo avuto carceri più affollate e meno suicidi, e vice versa. Purtroppo è un flagello difficilissimo da prevenire ma ce la stiamo mettendo tutta”. Rimane, dice il Guardasigilli, “un problema enorme, che stiamo affrontando senza per questo aprire le carceri indifferentemente, per garantire allo stesso tempo la certezza della pena e l’autorevolezza dello Stato, ma possiamo intervenire sulla limitazione della carcerazione preventiva, spesso ingiustificata”.
Ma per chi è vicino ai detenuti ed è preoccupato per le loro condizioni di salute, fisica e mentale, non basta. “Il decreto carceri è inadeguato, una scatola vuota rispetto alle proporzioni dell’emergenza” secondo i Garanti territoriali dei detenuti, che lanciano un appello al Guardasigilli: “Chiediamo alla politica di analizzare, prevenire, intervenire, il carcere è diventato un ospizio dei poveri e una discarica sociale” sostiene il portavoce Samuele Ciambriello. Arriva anche l’appello della Camera Penale Veneziana: “Chi ha responsabilità di governo non può continuare a girarsi dall’altra parte. Da un anno attendiamo la disponibilità ad aderire al protocollo promosso per impegnare tutti a una rete di prevenzione dei suicidi negli istituti veneziani. E occorre migliorare la comunicazione con famiglie e difensori”.
Sul fatto anche il presidente del Veneto Luca Zaia è stato interpellato ieri: “Sono tragedie, la conta è ormai un bollettino di guerra. Il tema della sovrappopolazione carceraria è noto, il ministro e il governo cercano soluzioni ma è una situazione che si trascina da anni”. E si alza la voce di Ilaria Cucchi, senatrice di Avs: “Tre suicidi negli ultimi tre giorni nelle carceri italiane a Verona, a Monza e Venezia. Una mattanza infinita, indegna di uno Stato di diritto. Non si può andare avanti così, il ministro Nordio venga a riferire in Aula”. Il centrosinistra veneto accusa: il senatore dem Andrea Martella ha depositato un’interrogazione, “episodio grave e inquietante che impone una risposta tempestiva”, la deputata Rachele Scarpa (Pd) accende i riflettori “sulle origini di una vera e propria ecatombe, occorre agire in fretta, il governo sta lasciando completamente inascoltati gli appelli di sindacati, associazioni e garanti che denunciano una situazione insostenibile e disumana di sovraffollamento e mancanza di servizi”.
Il tema arriverà in Consiglio regionale oggi con la consigliera del M5s Erika Baldin: “Non sono numeri ma esseri umani che lo Stato ha in custodia. Le carceri venete stanno scoppiando: nel 2023 il sovraffollamento ha raggiunto il 133,5%, più della media nazionale”.











