di Antonella Gasparini
Corriere del Veneto, 25 luglio 2024
Mobili distrutti a sprangate, scrivanie e computer devastati, vetri frantumati con il lancio di estintori. Nessuno è rimasto ferito ma la rivolta scoppiata in carcere a Venezia nella notte fra martedì e mercoledì ha sconquassato “la rotonda” al piano terra. È l’area dove confluiscono le persone recluse dai settori “destro” e “sinistro” del penitenziario ed è stata messa a ferro e a fuoco. A far scoppiare l’ennesima ribellione violenta al Santa Maria Maggiore sono stati due detenuti tunisini di 25-30 anni decisi a ottenere una risposta alle loro insistenti richieste prendendo per sfinimento la comunità carceraria già in sofferenza. Uno attende il permesso per essere trasferito in un’altra sede. L’altro ha esigenze di tipo sanitario. Finora non hanno ricevuto né un sì, né un no e tanto è bastato per far scattare una violenza fuori controllo, fortunatamente scaricatasi solo sugli arredi e non sulle persone, ma inarrestabile al punto da mettere a dura prova la resistenza del corpo di polizia penitenziaria.
“Non c’è stata un’adesione plateale”, spiega l’avvocato garante dei diritti dei detenuti, Marco Foffano. Ai vertici (responsabile area giuridico-pedagogica Ferdinando Ciardiello, comandante Antonio Antonica e direttore sostituto Alberto Quagliotto) si fa presente che la sommossa non ha comportato una rivolta generale dell’istituto. “L’episodio, iniziato verso l’una e terminato alle 8 di ieri mattina, ha visto protagoniste due persone. Quando in mattinata sono entrato al Santa Maria Maggiore - prosegue Foffano - non ho sentito battere come di solito accade quando sale la tensione. Il clima appariva rasserenato”. Le reazioni scomposte insomma non sono sfociate in un’esasperazione collettiva. “Sono stati chiamati in soccorso da casa colleghi fuori servizio - commenta Giovanni Vona, segretario del sindacato autonomo di polizia Sappe - Hanno devastato la rotonda, l’ufficio della sorveglianza generale, i registri, i tavoli. Nella sezione dove i due sono ristretti hanno incendiato lenzuola e giornali, tanto che per il fumo è stato necessario evacuare i detenuti al passeggio”. La situazione è allarmante per Donato Capece, della stessa sigla. “Il personale è sempre meno, stiamo vivendo un’estate di fuoco con rivolte all’ordine del giorno. Servono espulsioni di detenuti stranieri, invio dei reclusi con dalle comunità e trasferimento degli psichiatrici alle Rems”.
I numeri: “L’aumento dei detenuti è irrefrenabile - prosegue il garante - 257 a fronte di una capienza per 160 al Santa Maria Maggiore. Non è vero che c’è stato un aumento di personale. Dei 15 agenti arrivati al carcere maschile, 10 hanno avuto il trasferimento, mentre in quello femminile sono entrate 35 poliziotte e ne sono uscite 20”. La rabbia di un paio di detenuti e pochi altri al seguito è bastata a mettere a soqquadro un’intera sezione del penitenziario: materassi bruciati e la postazione degli agenti distrutta, spiega la Funzione pubblica Cgil. “Solo grazie alla professionalità degli agenti la sommossa non si è estesa - afferma Ivan Bernini, segretario generale Fp Cgil - A tutela di quei lavoratori però non bastano più solo i plausi perché i turni massacranti e le situazioni stressanti causano problemi di salute”. “In queste giornate di gran caldo, peraltro, l’ambiente è soffocante”, fa presente Franca Vanto (Fp Cgil Venezia).
Il lavoro all’interno dell’istituto e fuori, grazie alla collaborazione con cooperative, volontariato, istituzioni come la Biennale, e aziende (da Ava ai bagnini) è una forma di recupero e un modo per ridurre la pressione. “Ma le iniziative faticano a decollare. Tutto è lento: magistrati in ferie, tempi lunghi per i permessi di soggiorno, quando nelle carceri del nord Italia la maggior parte dei reclusi è extra Ue argomenta l’avvocato Foffano - La struttura veneziana è particolare poi, perché sta in mezzo alla città a poca distanza dalle finestre delle case che sentono tutto: clamori, disordini, momenti di esasperazione”. Sono stati 58 i suicidi in carcere in Italia, due quelli a Venezia quest’anno. L’ultimo 10 giorni fa. Un 37enne di San Donà è stato trovato morto. “La mia solidarietà alla polizia penitenziaria che ha dovuto gestire i gravi disordini nella casa circondariale di Venezia. Al tempo stesso esprimo sdegno per la condizione di sovraffollamento”, le parole della capogruppo M5S in Consiglio regionale, Erika Baldin.









