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di Monica Zicchiero

Corriere del Veneto, 10 ottobre 2025

Una detenuta di 62 anni del carcere della Giudecca si è tolta la vita lunedì scorso e il tema dei suicidi tra detenuti torna preponderante. La donna era di Vicenza, ristretta per un crimine non violento: nel ruolo di amministratrice di sostegno, avrebbe adoperato impropriamente i fondi di anziane. Lunedì scorso aveva avuto un permesso ed era tornata a casa nel capoluogo berico, per andare a trovare la madre. E lì, l’epilogo. “Oggi sono andata alla Giudecca per stare vicina alle sue compagne”, dice la garante per i diritti dei detenuti Rita Bressan. È il primo suicidio di una detenuta nel carcere femminile veneziano.

Non era in vista del fine pena, situazione che spesso pone di fronte ad un futuro difficile, la signora era attiva nella vita della Giudecca, aveva anche partecipato alla preparazione della Biennale, a nessuno risulta avesse manifestato intenzioni di farla finita. Dopo la serie nera del 2024 di tre suicidi in carcere a Venezia nel circondariale maschile di Santa Maria Maggiore, quest’anno sembrava esserci stata una tregua psicologica ed emotiva.

La condizione alla Giudecca era cambiata con la penultima direzione, c’era stata una stretta sulle cose più basilari, dagli acquisti all’accesso delle associazioni. La Camera penale aveva segnalato alcune criticità e ora con l’arrivo della nuova direttrice Maurizia Campobasso il clima è migliore. Non è un carcere sovraffollato, ma ci sono stanzoni dove le detenute vivono in otto o in sei, le più fortunate in quattro, ricorda la garante.