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di Monica Zicchiero

Corriere del Veneto, 12 febbraio 2025

Ok del gip ai domiciliari: non trova accoglienza. L’avvocato: così non viene curato. Ha una cancrena da gelo, gli deve essere amputato il piede destro per evitare che la necrosi dei tessuti si propaghi al resto della gamba. Ma non si riesce a trovare un luogo dove farlo stare ai domiciliari in attesa dell’intervento chirurgico e il provvedimento del gip di Venezia Benedetta Vitolo resta inattuato. È l’avvocato Daniele Marchiori a raccontare uno di quei cortocircuiti tra norme e realtà che rendono difficile le interazioni tra detenuti e mondo di fuori. Il cliente del quale riferisce la vicenda è un uomo di 41 anni e che ha bruciato tutti i ponti dietro di sé. Moglie, parenti, amici: nessuno è disposto ad accoglierlo.

La droga, i reati, il divorzio hanno scritto per lui un curriculum che non gli ha permesso di trovare un lavoro anche quando ha smesso con gli stupefacenti. E, finito a vivere in strada, ha ricominciato a delinquere e ha subito i danni permanenti della vita al freddo. Nuovamente arrestato, è tornato in carcere. “Attualmente è sottoposto alla misura cautelare, ma essendo estremamente bisognoso di cure, vista la sua drammatica condizione di salute, lo stesso giudice è incredulo che non vi sia un pronto intervento da parte delle istituzioni - riferisce il suo legale - tanto che ha sollecitato la difesa a trovargli un posto che gli fornisca cure adeguate, in quanto incompatibile con il regime carcerario, dove si trova attualmente e dove non può ricevere le cure necessarie, vedendo peggiorare il suo stato di salute psico-fisico giorno dopo giorno”.

Ci ha provato in tutti i modi, l’avvocato, a trovargli una struttura temporanea che lo alloggi agli arresti domiciliari prima dell’operazione, ha chiesto a Comuni, istituzioni, enti. Nulla da fare, l’unica disponibilità è arrivata dall’Opera della Provvidenza di Sant’Antonio di Padova che nel complesso di Sarmeola di Rubano ospita disabili, malati di Alzheimer e religiosi non autosufficienti. Ma bisogna versare una retta alberghiera e il detenuto non ha i mezzi per pagare quanto richiesto per poter essere ospitato in attesa del necessario intervento chirurgico. “Quindi il mio assistito resta in carcere”, conclude l’avvocato.