veneziatoday.it, 3 luglio 2025
I detenuti della casa circondariale di Venezia avranno la possibilità di lavorare per la procuratoria di San Marco, con incarichi alla Basilica. È previsto da un accordo di collaborazione firmato stamattina dagli enti interessati, volto a incentivare il reinserimento sociale degli individui privati della libertà personale. Non solo: oltre all’opportunità di lavoro, la procuratoria darà ai detenuti, e al personale della casa circondariale, ospitalità per le visite guidate e farà a sua volta visita ai reclusi in carcere, con i suoi volontari, per proiezioni di filmati e illustrazione di opere d’arte. A suggellare il protocollo, nella sala convegni a Sant’Apollonia, sono stati i procuratori Bruno Barel e Renato Brunetta (in collegamento), con il rappresentante Rsa Uil della procuratoria Raffaele Cavasin e il direttore della casa circondariale Santa Maria Maggiore, Enrico Farina.
Presenti all’evento anche monsignor Francesco Moraglia, la vicaria del prefetto Piera Bumma e la presidente del consiglio comunale Ermelinda Damiano, che ha spiegato il valore dell’iniziativa: “È un tassello prezioso in più che si aggiunge alle numerose iniziative che già la casa circondariale di Venezia promuove sul territorio. Una realtà che collabora con tante associazioni, come la Biennale. Questa diventa un’occasione aggiuntiva che dà la possibilità ai detenuti di apprezzare l’arte e la bellezza della città. Il progetto - ha proseguito - parte da uno dei simboli di Venezia, un simbolo che è certamente religioso e culturale, conosciuto in tutto il mondo: credo sia una grandissima opportunità per il reinserimento sociale in funzione del percorso rieducativo, previsto dalla nostra Costituzione, ma credo sia anche un importante passo per tutta la comunità”.
Anche Daniele Giordano, segretario Cgil Venezia, parla di “un passo importante nella direzione di una città che accoglie chi ha bisogno di una seconda opportunità. La libertà passa anche dall’opportunità di un lavoro dignitoso, occasione non da poco in una città dove tante volte chi è svantaggiato è costretto ad accettare condizioni di sfruttamento e irregolarità. Per questo riteniamo molto positiva la parificazione del contratto con quello applicato alle lavoratrici e ai lavoratori della procuratoria. Segno del riconoscimento della piena cittadinanza nella società per chi deve poter tornare ad essere libero”.











