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di Vera Mantengoli

Corriere del Veneto, 20 marzo 2025

Protocollo tra carcere e associazioni. Riprendersi la vita attraverso piccoli impegni che possono diventare grandi occasioni. È questa la filosofia alla base del protocollo siglato giorni fa tra il carcere maschile di Santa Maria Maggiore e Il Granello di Senape, della durata iniziale di un anno, finalizzato all’inserimento dei detenuti in progetti di pubblica utilità. L’associazione, da sempre in prima fila all’interno degli istituti penitenziari con più progetti, ha chiesto infatti che i detenuti possano prestare un aiuto volontario in occasione di sagre come l’allestimento di San Pietro di Castello o San Francesco della Vigna, manifestazioni come la Venice Marathon o eventi come il Festival Poesia che si terrà il 21 alla Fondazione Querini Stampalia.

Più che un inserimento lavorativo, in questo caso l’accordo ha una funzione in prevalenza educativa. “La firma del protocollo rappresenta un passo significativo per l’inclusione sociale dei detenuti e per la loro riabilitazione attraverso esperienze concrete nel mondo del lavoro e del volontariato - dice direttore del carcere Enrico Farina. Venezia offre molte opportunità per mettere a disposizione dei detenuti attività che non solo hanno un valore formativo, ma che permettono loro di contribuire attivamente alla comunità”.

L’accordo consentirà ai reclusi con i requisiti previsti, di partecipare attivamente a iniziative di rilevanza sociale, culturale e artistica nel contesto veneziano, grazie alla collaborazione con l’associazione e i suoi partner sul territorio. L’obiettivo è coinvolgere i detenuti in lavori di pubblica utilità; favorire la ripresa dei contatti con il tessuto sociale; promuovere l’impegno e il rispetto delle regole attraverso attività svolte a stretto contatto con volontari e operatori culturali.

I detenuti potranno offrire supporto in cucina, aiutare nelle attività di carico e scarico materiali per la logistica degli eventi, montare strutture come palchi e tendoni per manifestazioni pubbliche. Per loro sarà l’occasione di mettersi in gioco con le relazioni esterne e con gli impegni, dimostrando soprattutto a loro stessi che una seconda vita è possibile. Ovviamente non tutti potranno accedere al protocollo, ma solo chi ha dimostrato serietà nel percorso interno. “Lo abbiamo chiamato progetto Way Out ed è stato approvato dal Provveditorato regionale amministrazione penitenziaria - spiega Maria Voltolina, presidente dell’associazione - Si tratta di progetti di reinserimento che hanno una profonda connotazione educativa”.