Corriere del Veneto, 7 marzo 2026
I primi trent’anni guardando al futuro con un appello alle nuove generazioni. “C’è bisogno di un ricambio generazionale anche per comunicare meglio con la popolazione molto giovane di detenuti - ha detto la presidente del Granello di Senape Maria Voltonina - Abbiamo bisogno di nuove proposte e quindi auspichiamo l’ingresso persone alle quali passare un giorno di testimone”. Giovedì l’associazione ha festeggiato ripercorrendo i primi passi della nascita del Granello, avvenuta nel contesto di una grande rivoluzione sociale. All’epoca erano ancora poche le realtà che lavoravano nelle carceri, ma grazie ai fondatori padre Andrea Cereser e alla volontaria Elena Schiavon, nel 1996 nasce l’associazione, con il nome ispirato alla parabola della pianta che, nonostante i semi piccoli, è in grado di diventare un albero dalle radici molto forti. “In questi 30 anni le radici in effetti sono state coltivate e curate - dice Voltolina - Abbiamo fatto tanti progetti, dalla biblioteca agli eventi organizzati durante le feste per non lasciare detenuti e detenute soli, senza contare la grande attenzione che abbiamo sempre prestato alla diversità delle religioni”. La prima realtà è stata Rio Terà dei Pensieri nel 1995, poi Il Granello nel 1996 e la cooperativa Il Cerchio nel 1997. Un movimento di veneziane che ha piantato i primi semi che nel tempo sono sbocciati dando vita a rapporti con le istituzioni sia per progetti culturali che lavorativi. Dalla rivista Ponti al Wayout, iniziativa per portare i detenuti a partecipare come volontari all’organizzazione di alcuni eventi, seguendo lo stesso obiettivo: abbattere i muri invisibili che separano il dentro dal fuori e dare una seconda possibilità a tutti.










