di Alberto Zorzi
Corriere del Veneto, 27 agosto 2025
Sopralluogo dei penalisti. Un anno fa, più o meno nello stesso periodo, il 28 agosto, i detenuti erano 260, ben più dei 159 previsti dalla capienza regolamentare. Ora la situazione non è migliorata, anzi: quando ieri una delegazione della Camera penale veneziana, guidata dal presidente Renato Alberini con vari membri del direttivo e della commissione carcere, ha varcato la soglia del penitenziario di Santa Maria Maggiore, ha trovato ben 284 persone dietro le sbarre, 24 più di un anno fa. Quasi il doppio della capienza, che sebbene non sia un record (anni fa si era arrivati anche vicini ai 350), di certo crea pesanti problemi di vita quotidiana dei detenuti: da un lato perché limita le opportunità di formazione, studio, lavoro, dall’altro per questioni igieniche, tanto più in un periodo in cui più volte è stata denunciata la presenza di cimici dei letti, per risolvere la quale servirebbe una maxi-profilassi che non avrebbe alternative allo sfollamento temporaneo della struttura.
La delegazione è stata accolta dal direttore Enrico Farina, affiancato dai vertici della Polizia penitenziaria, che si occupa della gestione dei detenuti. E anche qui le note sono dolenti: gli agenti in servizio sono un terzo in meno rispetto a quanti dovrebbero essere, così come gli educatori che sono 3 invece dei 5 previsti dalla pianta organica. Proprio a fronte di questi numeri, i penalisti hanno lanciato una proposta: “Dato che ben 117 detenuti presentano un residuo pena inferiore a 18 mesi - hanno spiegato - sono necessarie azioni deflattive della popolazione carceraria, rafforzando le misure alternative, ampliando le pene sostitutive ed estendendo la liberazione anticipata per chi si trova nella parte finale dell’esecuzione della pena”. I penalisti evidenziano che la detenzione non dev’essere “mera afflizione, con palese violazione della dignità umana e delle finalità rieducative” e per questo fondamentale è il reinserimento sociale che passa soprattutto dal lavoro.
Ma anche qui i numeri sono impietosi: solo 27 detenuti lavorano all’esterno, 11 in regime di semilibertà, 16 sotto altre forme. La Camera penale ringrazia le coop sociali e gli imprenditori che offrono con generosità opportunità di impiego e annuncia che a breve diventerà anch’essa datore di lavoro per un detenuto: farà il bibliotecario in tribunale.
Di carcere si parlerà anche domani nella sala Laguna in via Buratti 1 al Lido di Venezia. E sarà il Patriarcato a farlo, in occasione della presentazione e proiezione (alle 18.30) del docu-film “Le farfalle della Giudecca”, nato dalla storica visita di Papa Francesco avvenuta il 28 aprile 2024 al carcere femminile e culminato nell’incontro con le detenute e la visita al padiglione della Santa Sede per la Biennale allestito proprio in quel contesto. Il documentario - firmato da Rosa Lina Giuliano Galantino e Luigi Ceccarelli e con Ottavia Piccolo - è un viaggio tra i volti, le parole e i sentimenti delle donne carcerate nella Giudecca, capaci di sorprendere tutti, diventando guide della Biennale. “Si occupano di arte e cosmesi, sono sarte, cuoche, edili, attrici, ortolane, in una trasformazione da recluse ad operatrici, regolarmente retribuite, di una factory per cui tutta Venezia fa il tifo”, dice la Diocesi. Prima, alle 17.30, una tavola rotonda.











