di Roberta Barbi
vaticannews.va, 20 settembre 2025
Prosegue anche quest’anno la collaborazione tra la Biennale di Venezia e gli istituti di pena della città lagunare: in occasione della 82.ma Mostra del Cinema, i detenuti hanno ricevuti due visite davvero speciali. Un Toni Servillo smagliante, appena premiato con la Coppa Volpi come migliore interprete di un film, La grazia, che con l’istituzione carcere ha anche a che fare, e una Jane Campion meravigliosa, regista arrivata dall’altra parte del mondo, ma capace di parlare con il linguaggio universale delle immagini. Sono queste le due visite straordinarie che hanno ricevuto rispettivamente i detenuti della casa circondariale maschile di Santa Maria Maggiore e le ristrette della casa di reclusione femminile della Giudecca grazie al progetto Passi sospesi portato avanti da Balamos Teatro, realtà culturale da anni presente nelle due strutture: “Sono state due giornate eccezionali in cui gli artisti si sono intrattenuti molto più del tempo previsto con i ragazzi e li hanno salutati uno per uno”, racconta ai media vaticani il coordinatore di Balamos Teatro, il regista Michalis Traitsis.
L’ultimo personaggio portato sul grande schermo dall’attore è un anziano Presidente della Repubblica attanagliato dal dubbio se concedere o meno la grazia a due persone colpevoli di un omicidio compiuto in circostanze che potrebbero rivelarsi attenuanti. Prima di incontrarlo, i detenuti che partecipano al corso di teatro attivo nella struttura hanno visto anche altri film in cui Servillo ha recitato da protagonista: “Gli hanno fatto molte domande - riferisce Traitsis - molto interessante è stata una conversazione sul valore del tempo che nella detenzione deve diventare una risorsa sia per pensare, sia per dedicarsi ad attività che aumentino la consapevolezza e l’autostima”.
Uno scambio di prospettive soprattutto sulla condizione femminile in carcere e non e sul rapporto uomo-donna è stata, invece, al centro dell’incontro tra le detenute e la regista di Lezioni piano: “Le detenute si sono soffermate in maniera molto approfondita sui vari personaggi dei suoi film e sull’equilibrio tra maschile e femminile”, testimonia ancora il coordinatore di Balamos Teatro. Quest’anno a Venezia è stato presentato anche il nuovo lavoro di Leonardo Di Costanzo - già regista del film sul carcere Ariaferma - dal titolo Elisa, come il nome della protagonista, detenuta per aver ucciso la sorella: “È un film che si snoda tra le tematiche della colpa e del riscatto: la riflessione che questi due temi suscitano per chi è in carcere è la chiave del cambiamento - conclude Traitsis - l’importanza di queste riflessioni, come di tutti i nostri spettacoli è proprio il cambiamento e anche lo scambio di esperienze: portare il carcere in città ma anche la città in carcere”.











