di Vera Mantengoli
Corriere del Veneto, 16 aprile 2025
C’è un nuovo ponte a Venezia, attraversato da speranze, sogni e desideri di riscatto. È la nuova rivista che collega il mondo del carcere alla società con lo scopo di instaurare un dialogo sempre più costruttivo tra il dentro e il fuori. Ieri a Santa Maria Maggiore il direttore della casa circondariale Enrico Farina ha presentato “I Ponti”, periodico realizzato in collaborazione con l’associazione Il Granello di Senape, coordinato dal giornalista Massimiliano Cortivo e scritto dai detenuti. Si può scaricare dal sito del Granello o ricevere cartaceo come allegato alla storica rivista del carcere di Padova “Ristretti Orizzonti”.
All’interno ci sono riflessioni sulla società, come quella sulle baby gang viste da chi ha vissuto un’adolescenza turbolenta, ma anche dibattiti come quello sulla difficoltà a trovare una casa dopo il carcere, tema che apre il giornale. Tra le pagine spiccano anche testimonianze sulle esperienze lavorative oltre le sbarre e un elenco di possibilità professionali aperte sia per i detenuti veneziani che per quelli di altre regioni. “Il nome è simbolico, ma è quello che stiamo creando per esempio nell’ambito lavorativo tenendo presente le condizioni giuridiche della persona, il percorso che sta facendo e le opportunità che abbiamo — ha spiegato Farina — In un anno si sono quintuplicati i detenuti che hanno un lavoro fuori e questo dimostra prima di tutto a loro che se si intraprende un percorso c’è una seconda possibilità”. Non a caso insieme alla redazione c’erano Giovanna Pastega in rappresentanza di Second Chance e Ilaria Agosta e Chiara Bellon per Aidp (associazione italiana direzione personale). Seconda Chance ha già avviato una collaborazione con il carcere (per esempio mettendo in contatto i detenuti con Lares), Aidp è prossima per iniziare. L’idea è quella di mettere sempre più in contatto aziende e carcere.
Attualmente a Santa Maria Maggiore ci sono 270 detenuti, 110 più di quanto ne potrebbe ospitare. Da quando è arrivato Farina però si sono quintuplicati i numeri dei detenuti in permesso lavoro che da 5 sono passati a 25, più altri 10 che stanno lavorando alla Giudecca. Per il direttore, già educatore, questo è il modo di concretizzare l’articolo 27 della Costituzione (le pene devono tendere alla rieducazione del condannato) unendolo alla possibilità della Legge Smuraglia.
Questo complesso mondo è raccontato e tenuto insieme dalla rivista che punta a gettare appunto ponti. Cortivo ha raccontato come è nata l’esperienza con “i fioi” che hanno trasformato una stanza prima in disuso in una vera piccola redazione dove si trovano ogni sabato mattina. Come ha raccontato Maria Voltolina, presidente del Granello di Senape, la rivista nasce dalla richiesta di un gruppo di detenuti e ha lo scopo di raccontare storie di speranze, errori e voglia di riscatto.











