di Daniela Ghio
Il Gazzettino, 19 dicembre 2019
"Voi potete aiutare a ricostruire un tessuto cittadino". I carcerati possono divenire tessuto attivo e vitale della città per un suo rilancio. Nella consueta visita natalizia al carcere di Santa Maria Maggiore il patriarca Francesco Moraglia ha esortato i coscritti ad essere più grandi dei loro errori passati.
Guardando il presepe tradizionale con montagne e capanna costruiti con bottiglie di plastica, un veliero e un cartello con la scritta Mose? il patriarca ha spiegato come i carcerati fanno parte del tessuto cittadino e che anche da loro può arrivare la speranza per una rinascita di Venezia.
"Nella vostra rappresentazione - ha affermato Moraglia - avete messo in luce la fragilità di Venezia che non riesce a trovare la forza perché non sia violentata da presenze eccessive e invadenti. Ha bisogno di un tessuto che voi potete aiutare a ricostruire se usciti dal carcere volete fare la vostra parte. Guai se i nostri errori diventassero la nostra persona.
Sbagliare è di tutti, ma non rimaniamo fermi nel nostro sbaglio. Siete dei valori, persone capaci che, se cambiate marcia, ci darete una bella lezione". A conferma della capacità dei ristretti il patriarca ha sottolineato la bellezza dei prodotti di serigrafia della Cooperativa Rio Terà dei Pensieri e delle maschere in cartapesta, tessuti Rubelli e foglie d'oro del laboratorio di maschere del carcere guidato da Mauro Mabo.
"Tra un mese uscirò dal carcere - ha detto Mabo - e riprenderò l'attività di mascarero nella mia bottega. Spero che ciò che abbiamo fatto non vada perso e che anzi i laboratori del lunedì crescano di spazio e ore sotto la guida di chi prenderà il mio posto".
In tutte le testimonianze dei detenuti il desiderio del riscatto e la responsabilità degli atti sbagliati compiuti. Ad ascoltarli con il patriarca la direttrice del carcere Immacolata Mannarella, la presidente della Corte d'Appello Ines Maria Luisa Marini,il presidente del Tribunale Salvatore Laganà e il viceprefetto Sebastiano Cento.
Prima della messa il patriarca con i suoi accompagnatori ha visitato il braccio di destra della struttura carceraria dove ha potuto sentire le storie degli ospiti con più profondità. "Ci ha colpito qualche ragazzo di 19-20 anni che trova con qualche compagno di stanza anche un cammino di recupero - ha raccontato Moraglia. È stato bello questo momento aggiuntivo che fa seguito anche alla visita pastorale dove avevamo potuto stare anche un'ora con gli operatori di polizia penitenziaria e con i volontari. Ho visto il loro desiderio di venire incontro, in un contesto non facile, a certe situazioni dove il comportamento delle persone è legato a stati di salute".










